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LA VIA DEI METALLI


 

Le miniere sembrano appartenere ad un'altra epoca, a un mondo lontano, invece hanno costituito un'attività fondamentale della nostra montagna fino a non molti anni fa: le ultime infatti sono state chiuse al principio del 1980.
La storia delle miniere richiama la fatica, il dolore, la polvere ma, nella prima metà del secolo scorso esse furono provvidenziali: evitarono a migliaia di montanari bergamaschi l'emigrazione, la lontananza dalla famiglia, dal paese, dal proprio linguaggio. Quello della Valle del Riso è sicuramente stato il centro minerario principale della Bergamasca. Insieme allo zinco e al piombo nelle miniere di questo bacino, veniva estratto l'argento. Più in su nella valle giacimenti di barite si sfruttavano alla Pagherola di Oltressenda Alta. Ad Ardesio e Gromo dalle rocce si estraeva argento e ferro e dalla miniera di Gandellino, Fiumenero, Bondione e Lizzola materiale ferroso. Il ferro prodotto in alta Valle e fuso negli altiforni di Bondione e Gavazzo veniva in buona parte utilizzato a Gromo, dove si fabbricavano armi bianche, e a Ponte Nossa, dove i magli producevano attrezzi da lavoro e per l'agricoltura.
Famosa è stata, di recente, la miniera di uranio di Novazza, in Comune di Valgoglio, mai sfruttata. Un lungimirante progetto regionale, denominato "La via dei metalli", prevede ora un ritorno alle miniere. Saranno così resi agibili alcune percorsi in galleria, si ristruttureranno laverie e forni, si creeranno percorsi culturali là dove più intensa fu l'attività estrattiva: per conservare la memoria storica dei luoghi e di chi vi abita, per dare impulso ad una nuova forma di turismo.

 

 

 


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