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ARCHITETTURA INDUSTRIALE

 

La Tessitura Gioacchino Zopfi di Ranica

Il Cementificio Italcementi Spa di Alzano Lombardo

Il Cotonificio Valle Ticino ( ora Manzoni Costruzioni Meccaniche Srl )

La Manifattura Crespi  Spa di Nembro e il piccolo villaggio operaio

La Filatura Blumer ( ora Comital Spa Stabilimento Laminale ) di Nembro

Il Cotonificio Honegger-Sperry e C. di Albino

Il Cementificio Giacinto Guffanti SA di Albino

Il Cotonificio Wildy  (ora Texcene Spa ) di Cene

Il Cotonificio Valty-Wilder di Cene/Gazzaniga

La Filatura Tosi-Albini di Fiorano al Serio al Serio

I Forni Perani di Vertova

 

 

 

Cartolina panoramica (Sec. XIX) – Nembro

Nell’archeologia industriale delle vallate bergamasche la Valle Seriana fa indubbiamente la “parte del leone”: non c’è paragone fra la sua straordinaria ricchezza e concentrazione di resti della prima industrializzazione e quello che si può vedere altrove. Essa infatti è una delle più antiche zone delle Prealpi dove si è sviluppata l’industria, dato che l’acqua offriva numerosi vantaggi. Innanzitutto l’abbondanza d’acqua, la principale fonte di energia per le attività industriali, la valle inoltre è ricca di materie prime, come ad esempio i calcari marnosi utilizzati per la produzione dei leganti idraulici e che hanno permesso lo sviluppo di grandi cementifici. Ma anche la presenza di una forte e radicata tradizione artigianale nel settore tessile, che dava lavoro fin dal Medioevo ad una grande parte della popolazione, favorì lo sviluppo della lana e del cotone, che poteva contare su una manodopera “docile” ed esperta. Tutto questo ha fatto sì che, agli inizi del Novecento, il paesaggio della Valle Seriana fosse già un continuo susseguirsi di complessi industriali, uno dietro all’altro: non c’è

 quasi paese o località dove non sono visibili resti consistenti del primo sviluppo industriale. Prima di presentare il nostro itinerario, è doveroso segnalare che nessuno dei monumenti di archeologia industriale descritti è organizzato per una visita; inoltre i siti risultano inaccessibili perché ancora in funzione o privati. Uniche eccezioni sono le case operaie della ditta Honegger-Spoerry e Co. ad Albino, segnalate da un cartello turistico e il villaggio operaio della Manifattura Crespi di Nembro.

 “Stabilimento Honegger (Sec. XIX) – Albino”

 

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La Tessitura Gioacchino Zopfi di Ranica

Questo di Ranica è uno dei più antichi e più vasti complessi industriali della Valle ed è anche il primo che si incontra partendo da Bergamo per risalire la valle; è stato in gran parte ristrutturato di recente ed è nell’insieme ben conservato. Gioacchino Zopfi fu tra i primi imprenditori svizzeri che scesero in Valle Seriana per sfruttare le ampie possibilità per la nascente industria tessile che essa offriva. Nel 1867 fondò a Ranica il suo stabilimento per la filatura del cotone, che già l’anno successivo entrava in funzione con 5600 fusi. L’azienda si articola in numerosi corpi di fabbrica che si sviluppano soprattutto lungo via G. Zopfi e via G. Marconi, ma che in realtà interessano un po’ tutto l’abitato di Ranica. Lungo la strada provinciale si osserva la tessitura in stile Liberty, risalente al 1910; lo stabilimento è delimitato da una roggia.

 

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Il Cementificio Italcementi Spa di Alzano Lombardo

Il cementificio incombe, con la sua enorme mole grigia, nel paesaggio della bassa Valle Seriana e marca il profilo del centro di Alzano Lombardo fin da lontano. Il complesso industriale, ora abbandonato, è stato per molto tempo all’avanguardia per le sue modernità e la sua grande produttività, a cui univa una certa ricercatezza di stile architettonico. Venne costruito nel 1883 dalla ditta F.lli Pesenti fu Antonio, e fu dotato di sei forni verticali “ tipo Vulcano “ per la cottura dei calcari marnosi. Negli anni precedenti la seconda Guerra Mondiale, il cementificio dava lavoro a circa 400 operai e produceva Portland, Portland bianco, calce idraulica e cemento a lenta presa. La sua attività è cessata agli inizi degli anni Sessanta. Lo stabilimento si articola in due parti principali, divise da una strada interna rettilinea che scende verso il fondovalle. La prima parte, si compone della portineria, di sei forni verticali dotati ciascuno di una ciminiera a pianta circolare, di grandi sotterranei coperti a volta con colonne in stile dorico, di camminamenti e paesaggi a differenti quote. Più gradevole e interessante è l’altra parte, quella occidentale, realizzata in stile eclettico: si tratta di un lungo corpo di fabbrica, piuttosto basso, abbellito sulla facciata da un loggiato sorretto da colonne slanciate e bordato da una balaustra, che termina alle estremità in due torrette di stile moresco decorate da archetti pensili. Anche nei sotterranei si trovano volte sorrette da colonne di stile dorico, a testimonianza della cura e dell’attenzione con cui era stato realizzato tutto il cementificio. Il complesso è di grande interesse, non solo perché ci mostra senza troppi rifacimenti com’era un cementificio degli inizi del Novecento, ma anche perché costituisce un vero e proprio “ monumento industriale “, sia per il suo impatto sul territorio, sia per la tecnologia che utilizzava, sia per la sua importanza economica e sociale.

 

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Il Cotonificio Valle Ticino ( ora Manzoni Costruzioni Meccaniche Srl )

Nella Frazione di Nese di Alzano Lombardo, in via Europa 67 si può osservare un piccolo ma piacevole stabilimento degli inizi del Novecento. Restaurato di recente in alcune parti, il complesso ha mantenuto le caratteristiche originali. Il Cotonificio Valle Ticino, dotato di un reparto filatura e di uno per la tessitura, dava lavoro nel 1920 a 450 operai. Negli anni Cinquanta cambiò ragione sociale, in quella occasione fu ristrutturato. Di recente, cessata la lavorazione del cotone, lo stabilimento è stato convertito alle costruzioni meccaniche. L’edificio principale, intonacato, si sviluppa su un piano ed ha grandi finestre ad arco a tutto sesto, più grandi al piano superiore; addossata ad esso sul lato esterno c’è una piccola centrale elettrica che riforniva di energia il cotonificio: si tratta di una specie di torretta, anch’essa intonacata  e con analoghe finestre ad arco. L’edifico segue l’andamento del torrente Nesa ed ha infatti uno sviluppo curvilineo; le pareti esterne si fondano sul greto del torrente stesso, di cui costituiscono una sponda, ed hanno grandi finestre ad arco a tutto sesto, binate, intercalate da robuste lesene di rinforzo alla muratura. Sovrasta l’edificio un’alta ciminiera in mattoni.

 

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La Manifattura Crespi  Spa di Nembro e il piccolo villaggio operaio

A Nembro, percorrendo la strada provinciale di Valle Seriana, è possibile dare uno sguardo d’insieme a uno dei complessi industriali più articolati e completi della valle: la Manifattura Crespi. La sua fondazione si deve ad una protagonista dell’industrializzazione lombarda e bergamasca in particolare, Benigno Crespi di Busto Arsizio, che fondò a Nembro, poco dopo l’Unità d’Italia, una filatura di cotone. Dopo aver impiantato lo stabilimento, il Crespi lo dotò delle abitazioni e dei servizi necessari per dare alloggio e rifornire gli operai che vi lavoravano. Successivamente però egli decise di realizzare il suo progetto di “ villaggio ideale del lavoro “ a Crespi d’Adda: quello di Nembro rimase così allo stadio di abbozzo e come tale è giunto ai giorni nostri, in buono stato di conservazione.  Nel 1972 la Manifattura Crespi è passata al gruppo industriale Roncoroni: l’industria si è ridotta alla sola parte produttiva, mentre le case popolari e l’ex convitto sono stati ceduti al Comune, che ha poi provveduto ad alienarli a privati. Il complesso industriale è formato da diversi corpi di fabbrica di differenti epoche. Accanto al cancello d’ingresso si trova la portineria, un’elegante palazzina a due piani in stile vagamente Art Déco; nel parco è visibile la grande villa padronale, che si ispira all’architettura nordica e in particolare svizzera: è decorata esternamente da affreschi. Sempre all’interno del parco si trova un villino con decorazioni in stile eclettico, destinato ad ospitare i dirigenti dell’azienda. Lo stabilimento si compone di molti edifici: dalla strada provinciale si osservano numerosi capannoni; accanto si sviluppano altre costruzioni più anonime, fra le quali si distingue una torretta in mattoni, in stile neomedievale , con finestre bifore e coronamento con balaustra. Dalla parte opposta di via Crespi si sviluppa il villaggio operaio, composto da numerose case plurifamiliari. Accanto ad esse si trova il convitto operaio, un grande edificio a pianta rettangolare allungata e molto sviluppato in altezza, che si ispira all’architettura popolare francese dell’Ottocento: ha travature in legno a vista ed è in buono stato di conservazione.

 

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La Filatura Blumer ( ora Comital Spa Stabilimento Laminale ) di Nembro

Giovanni Blumer fondò la filatura di Nembro verso il 1870, alla fine del secolo scorso la fabbrica tessile dava lavoro a circa 300 operai. Nel 1939 lo stabilimento fu acquistato dalla famiglia Faschini, che lo convertì alla produzione metallurgica. La ragione sociale è divenuta di recente Società Alluminio Veneto – Divisione Laminal S.P.A., a cui ancora oggi appartiene dopo essere divenuta Comital S.P.A. . Il complesso è in buono stato di conservazione. Il canale fiancheggiato da alberi ha come sfondo lo stabilimento, di cui si intravedono vari corpi di fabbrica con capannoni e con tetto a capanna; le grandi finestre hanno cornici in pietra. All’interno si conservano le originarie strutture di sostegno in ghisa. Sul retro, circondato da capannoni moderni, sorge un altro edificio molto sviluppato in altezza con murature in mattoni a vista, decorato da lesene sui lati lunghi; nelle pareti si aprono grandissime finestre. Facevano parte del complesso industriale anche alcune case operaie, che negli ultimi decenni sono state alienate ai privati.

 

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Il Cotonificio Honegger-Spoerry e C. di Albino

 “Villa Honegger – Albino”

E’ questo uno dei più belli e meglio conservati complessi di archeologia industriale della provincia, che mantiene valorizzati i caratteri originari ed è in gran parte visitabile per il pubblico. Lo sviluppo cronologico dell’area copre un arco temporale che va dal 1876 al 1950 circa. Fondata da Gaspare Spoerry, nel 1978 venne rilevata dalla Società Spoerry e C., pochi anni dopo ne entrò a far parte un imprenditore svizzero, Giovanni Honegger. Nel 1890 il complesso industriale si dota di un’officina meccanica e di una centrale elettrica, ma soprattutto si realizzano, a nord della strada provinciale, i tre blocchi delle case operaie e la villa dei direttori.  Nei prime decenni del secolo scorso il cotonificio conobbe un grande sviluppo e giunse a dare lavoro a 1300 operai: la filatura contava nel 1939 ben 42000 fusi, mentre la tessitura meccanica era dotata di 1086 telai. Il complesso del cotonificio comprende edifici costruiti in periodi diversi, predisposti perpendicolarmente al corso del fiume Serio. Il primo nucleo, costruito intorno al 1876, è costituito da un grande fabbricato a sched, cioè composto da una serie di capannoni accostati, di un solo piano, con la caratteristica copertura con la falda a nord vetrata,. Lo spazio interno è suddiviso da colonne di ghisa in campate la cui ampiezza dipende dall’ingombro dei macchinari. Elementi decorativi di ispirazione nordica ricorrono  nelle pareti esterne della fabbrica, ancora chiaramente leggibile nelle sue strutture originarie anche dopo gli interventi di ampliamento e adeguamento tecnologico effettuato negli ultimi anni. La parte residenziale è posta sul bel rilievo a monte della strada,; qui si trovano le tre eleganti ville padronali e le case operaie. La più interessante villa padronale è quella situata più in alto, sviluppata su di un piano; ancora più elegante, ma di stile neorinascimentale, è la vicina villa a tre piani, con torre quadrangolare e loggiato con arcate profilate in cotto. Dall’altro lato di via Honegger si trova la terza villa, immersa in un parco alberato. Di grande interesse sono le case operaie, situate sulla sommità del piccolo rilievo, distribuite in lunghe costruzioni a stecca, hanno caratteristiche comuni. Si tratta di case plurifamiliari  a due piani, a pianta rettangolare allungata e con finestre binate, dotate sulla faccia principale di ballatoi in ferro e, sul retro, di lunghi balconi in legno decorato. Le case sono circondate da piccoli orti.

 

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Il Cementificio Giacinto Guffanti SA di Albino

“Casa Italcementi – Albino”

Situato in via Pradella all’imbocco della strada per la Valle del Lujo, il cementificio fu edificato nel 1886 da Giacinto Guffanti. Agli inizi del secolo lo stabilimento attraversò un periodo di grande sviluppo. Nel 1921 la Giacinto Guffanti fu assorbita dalla Italcementi. Il cementificio è un grande complesso composto da numerosi edifici piuttosto anonimi. A breve distanza dalla parte produttiva sorge, in posizione elevata e dominante, una grande villa affacciata su un giardino, adibita ad abitazione degli impiegati; sviluppata su tre piani. Nel complesso si tratta di un edificio piuttosto monumentale e molto elegante. Collegato alla villa e analogo nello stile è l’edificio piuttosto basso, a un piano, con pianta rettangolare, che sorge lungo via Pradella ed era destinato ad ospitare gli uffici, anch’esso è intonacato di rosso, ha eleganti finestre con cornici in pietra decorate da motivi in stile Liberty. Attualmente soprattutto questo fabbricato, come anche la villa, non sono in buono stato di conservazione e necessiterebbero di un restauro conservativo.

 

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Il Cotonificio Wildy  (ora Texcene Spa ) di Cene

Giungendo a cene lungo la strada provinciale della Valle Seriana si può vedere sulla sponda sinistra del Serio il grande Cotonificio Wildy. Nella seconda metà dell’Ottocento l’imprenditore Wildy rilevò un cartonificio per trasformalo in stabilimento per la lavorazione del cotone. Attualmente il complesso è in buono stato di conservazione. La parte produttiva si sviluppa proprio lungo il serio, si tratta di un insieme di vari corpi di fabbrica che costituiscono un’unica mole piuttosto articolata. In corrispondenza del ponte sul fiume sorge un primo grande edificio dotato di una sorta di alta torre quadrangolare; ad esso seguono alcuni capannoni seriali con tetto a capanna. Accanto ai capannoni si eleva una seconda torre simile alla precedente, a cui seguono altri capannoni. Tutti gli edifici sono caratterizzati da grandi finestroni ad arco ribassato marcati da grandi cornici in mattoni, talvolta intonacati e talvolta a vista. Sul retro del cotonificio sorgono la villa padronale sviluppata su due piani e il villino del direttore: entrambe sono decorate sobriamente da semplici cornici in pietra. Staccati dal complesso industriale sono anche due grandi condomini operai che ripetono le decorazioni della villa padronale.

 

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Il Cotonificio Valty-Wilder di Cene/Gazzaniga

Si tratta di uno dei più grandi complessi tessili della provincia di Bergamo, esteso su un’area di 60000 mq. lungo il Serio in comune di Cene, in corrispondenza di un antico ponte ad arcate in pietra. Il cotonificio fu fondato nel 1874 da due imprenditori svizzeri, Rodolfo Valty e Federico Gelty Wilder. Dal 19878 il complesso industriale è stato frazionato in molte aziende tessili complementari fra loro, che tutte insieme svolgono il ciclo completo della lavorazione del cotone; anche la filatura è stata ricostruita. Il complesso si divide in due parti prospicienti, separate dal Serio e collegate dal ponte in pietra: lo stabilimento e le case operaie. La grande area industriale di Cene si presenta come un insieme compatto, una grandiosa mole chiusa verso l’esterno con muri a strapiombo sul fiume: L’area ha pianta romboidale allungata, delimitata da un lato dal fiume e dall’altro da via Bellora. All’interno i vari corpi di fabbrica si dispongono lungo una strada a più livelli; degna di nota è la torretta centrale in stile neogotico, coronata da merlature. Fanno parte del complesso anche due ville padronali: la principale è un elegante edificio a due piani decorato da una loggia, con copertura a padiglione in rame. A Gazzaniga in Via Vittorio Veneto, sulla sponda opposta del fiume si trovano le case operaie; si tratta di condomini plurifamiliari a tre piani, dotati di ballatoi e restaurati di recente, che si dispongono a ferro di cavallo attorno ad uno spazio  a verde.

 

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La Filatura Tosi-Albini di Fiorano al Serio al Serio

A Fiorano al Serio in via Donizetti e in via Tosi Albini,  sulla sponda destra del Serio, si notano i pochi edifici superstiti di un complesso tessile del secolo scorso. Lo stabilimento sorse nel 1870 ad opera degli imprenditori bergamaschi Tosi Albini. In via Tosi c’è una grande casa operaia plurifamiliare, a tre piani con ballatoi interni, che è stata restaurata recentemente. All’angolo con via Donizetti si notano due palazzine affiancate, forse in  origine abitazioni del personale, oggi pesantemente ristrutturate; hanno cornici in pietra in stile Art Déco, si sviluppano su tre livelli e hanno un ingresso comune in via Donizetti. Sempre su questa strada si trova la scuola “ Pia Albini Crespi “, un elegante edificio ben conservato decorato da un alto zoccolo in pietra, da bozze bagnate che sottolineano il portone d’ingresso e da un’ampia grondaia, con mensole aggettanti; le grandi finestre rettangolari sono coronate da cornici d’ispirazione classica.

 

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I Forni Perani di Vertova

In via Vittorio Veneto a Vertova, lungo il tracciato della vecchia ferrovia, sorgono i resti di uno stabilimento per la produzione della calce, ormai abbandonato: i Forni Perani. Sorti agli inizi del secolo scorso per volontà dei fratelli Perani, i forni erano per quei tempi altamente moderni ed efficienti. Il complesso si presenta come una mole troncopiramidale piuttosto tozza e di colorazione biancastra. Si compone di quattro forni, culminanti in una sorta di torretta quadrangolare;  a questo corpo principale si addossano quattro piccoli capannoni con copertura arrotondata. L’insieme versa oggi in stato di avanzato degrado, ma è tuttavia interessante perché testimonia come, accanto al colosso industriale rappresentato dalla Italcementi, anche altre aziende più modeste fossero attive e vitali nel territorio.

 

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