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ARTISTI

 

 

Giovan Battista Moroni

“G.B. Moroni – Trinità (1555 c.) – Parrocchia di S. Giuliano (Albino)”

Nacque in Albino verso il 1523 ma dovette seguire ben presto il padre Francesco impegnato come architetto-impresario in area bresciana: la circostanza si rivelò determinante per la sua formazione artistica, condotta negli anni ’40 (almeno fino al 1545) nella bottega bresciana di Alessandro Bonvicino, il Moretto. Nel 1548, comunque, il Moroni era già maestro autonomo, operoso a Trento in coincidenza con l’apertura del Concilio, ed ebbe modo di affermarsi non solo come pittore sacro di stretta osservanza morettesca ma anche ritrattista di gusto aulico e “internazionale”. Dal 1549 il Moroni aveva ripreso i rapporti con Albino, operandovi come pittore sacro ma soprattutto come decoratore e ritrattista. Si trattò comunque di impegni occasionali, cui non corrisponde una documentazione che comprovi una continuità di soggiorno in patria: tutto lascia credere che il Moroni tenesse bottega tra Bergamo e Brescia fino a che, intorno al 1562, circostanze ancora misteriose non lo indussero a rientrare ad Albino, ove risulta stabilmente domiciliato da allora fino alla morte, avvenuta nel 1578. Gli anni trascorsi nell’esilio d’Albino ma nella conoscenza di ciò che andava maturando ormai nel mondo cattolico, significarono per lui liberarsi dagli orpelli del costume e delle ideologie, e portare la meditazione su valori più essenziali e privati, i volti severi di uomini che accettano la vita com’è, i gesti dei Santi che le danno un senso dell’umiltà e nell’adorazione. Un tal modo d’intendere l’essere pittore, il saper accostare la realtà visuale facendone emergere i segni di una moralità intrinseca, significava porsi come coscienza morale di un mondo che mutava, al di là del Rinascimento, ormai. Buona parte delle tele religiose del pittore sono gelosamente custodite nelle principali Chiese della Valle Seriana.

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Enea Salmeggia detto Talpino

Non esistono documenti che ne testimoniano il luogo e la data di nascita, ma è generalmente accettata l’ipotesi che la Frazione di Nembro; Salmezza sia il luogo d’origine del Talpino o quanto meno della sua famiglia. Nessun dubbio invece che Talpino sia il soprannome, poiché lo conferma il pittore stesso, quando si firma “ Enea Salmezza pittore, dito Talpino”. La data di nascita, collocata dalle fonti e da studi anche recenti tra 1546 e il 1558. Per quanto concerne la sua formazione artistica, dall’analisi delle opere giovanili, a partire dal 1590, si evince la formazione del Talpino si estrinseca principalmente su modelli locali, nell’ambito della cultura bergamasca. Sempre in questa fase giovanile, accanto alla produzione per Bergamo e provincia, è da segnalare la frequenza di opere eseguite a Milano, e questo fatto potrebbe suggerire un periodo di formazione proprio a Milano, magari alla bottega di Simone Peterzano, bergamasco di origine ma milanese per attività, che potrebbe essere per il giovane Salmeggia, il tramite di un’ulteriore riflessione su momenti bresciani e bergamaschi, dal Moretto al Moroni. Enea Salmeggia muore a Bergamo il 25 febbraio 1626, e viene sepolto nella Chiesa di S. Alessandro in Colonna.  Del Raffaello Bergamasco, si conservano numerose opere nelle principali Chiese della Valle Seriana, soprattutto nella Chiesa di S. Martino a Nembro dove sono presenti ben 27 opere.

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I Marinoni

Il capostipite di questi celebri pittori e notai fu Giovanni, nato verso il 1430 a Desenzano al Serio. Artista di formazione locale, forse collaboratore di Maffiolo da Cazzano, ma relativamente aggiornato sulla cultura milanese di Vincenzo Foppa e Bernardino Butinone e forse in contatto con miniatori come Jacopo da Balsano. Perdute alcune importanti opere documentate, il suo catalogo è stato ricostruito sulla base di due opere certe, il Polittico del Battista (1493, Milano, Fondazione Bagatti Valsecchi) e gli affreschi con Storie di S. Bartolomeo (1492, Albino, S. Bartolomeo): comprende attualmente alcuni affreschi ad Albino (S. Maria della Neve, 1496), Nembro (Addolorata) e Casnigo (Santuario della Trinità, 1511) e vari dipinti su tavola (Bergamo, S. Alessandro in Colonna; Casnigo, Trinità; Ponte Nossa, S. Maria delle Lacrime).

- Marinoni Antonio, figlio di Giovanni, il suo esordio dovrebbe essere avvenuto nella bottega del padre , collaborando al Polittico del Battista e alla decorazione della Chiesetta di S. Maria della Neve (Miracolo dell’uomo caduto da cavallo, Albino, 1496) e successivamente in opere come il Polittico della Trinità (Casnigo, Santuario della Trinità): alla sua attività di capo bottega, ancora non distinguibile da quella del fratello Bernardo, dovrebbero risalire un buon numero di affreschi e dipinti su tavola in Valle Seriana ( Desenzano, Gandino, Nembro, Zanica, Alzano Lombardo, Monte di Nese). La bottega dei Marinoni fu tra le più attive in terra di Bergamo nella prima metà del secolo XVI e che testimonia del tenace permanere, in provincia, di una cultura tradizionalista fortemente influenzata dai pittori dell’area milanese.

- Marinoni Bernardo, figlio di Giovanni nel 1493 firmava col padre e col fratello Antonio il Polittico del Battista (Milano, Museo Bagatti Valsecchi): da un documento del 1533 risulta già morto, ed è probabile avesse nella bottega un ruolo subalterno rispetto al fratello Antonio. La sua produzione è di fatto non distinguibile.

- Marinoni Ambrogio, figlio di Antonio, è documentato nel 1549, per la commissione del Polittico di S. Bartolomeo per l’omonima Chiesa in Boario di Gromo, iniziato da Antonio e consegnato nel 1533: in tale data l’opera, che rappresenta una stanca ripetizione di moduli della bottega dei Marinoni, non era stata ancora completata da Ambrogio, morto nel frattempo.

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I Manni

Il capostipite di questi celebri scultori fu Bartolomeo, figlio di Andrea, che giunse a Bergamo nel 1670 proveniente da Rovio (Canton Ticino). Stabilitosi a Gazzaniga sposò Anna Poma da cui ebbe sette figli: tre femmine e i maschi Andrea (1673), Pietro Giacomo (1675), Carlo Antonio (1683), e Gian Giacomo (1687), che fu il più famoso.

Tra i discendenti della famiglia va ricordato Pier Giacomo che tenne a Desenzano al Serio una bottega molto attiva nei decenni a cavallo del 1800, eseguì numerosi lavori per le Chiese bergamasche: Albino, Alzano, Nembro, Vertova .

Questa famiglia collaborò spesso con i Fantoni altri celebri scultori di Rovetta. Opere dei Manni si trovano distribuite in numerose Chiese della Valle e di Bergamo.

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I Fantoni

Anche se questa nota famiglia di scultori in marmo, intagliatori e architetti proviene dall’Alta Valle Seriana (Rovetta) è giusto menzionarla per la straordinaria attività artistica che ha svolto nelle principali Chiese della Media Valle come ad : Alzano, Albino, Amora, Gazzaniga, Colzate, Leffe, Desenzano al Serio, Casnigo, Cazzano S. Andrea, Gandino.

Di un Pagano Fantoni si ha notizia fin dal 1270, cui seguirono cinque generazioni e, successivamente, altre otto, di cui furono capostipiti Bertulino (1380), Toniolo, Zenino, Giovanni, Grazioso, Donato, Adriano e Donato.

Ad un terzo gruppo dei Fantoni appartengono i rappresentanti della generazione di abili artisti che comprende:

Grazioso il Vecchio capo bottega dell’impresa familiare (1690-1693);

Donato Andrea (1662-1724);

Andrea, il più celebre della famiglia (1659-1734);

Grazioso il Giovane (1713-1793);

Donato Andrea (1764-1874).

I Fantoni hanno costellato la Valle Seriana delle loro magnifiche opere in stile barocco, rococò e neoclassico, hanno vissuto e lavorato con una continuità di esercizio professionale per quattro secoli.

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I Caniana

Famiglia originaria di Romano di Lombardia ma stanziatisi in Alzano Lombardo, dove anch’essi hanno condotto una genialissima attività di architetti ed intarsiatori lignei per oltre due secoli. Gian Battista Caniana (1671-1754) fu il più celebre della famiglia. Le prime citazioni relative alla famiglia Caniana risalgono al 1559 ma bisogna arrivare ad Antonio Caniana (1606-1679) per constatare che egli fu il primo ad essere chiamato con il nome di “mastro”. Successivamente si ricordano Giovanni Paolo (1669-1749) , Giacomo Antonio (1673-1743) e Giacomo (1750-1802). Importante fu la collaborazione con i Fantoni per la realizzazione della seconda e terza Sagrestia della Basilica di S. Martino ad Alzano Lombardo. Ultimo personaggio di questa illustre stirpe di artisti fu l’architetto Sisto Caniana morto a Milano nel 1860 senza lasciare eredi.

Opere dei Caniana in media Valle si trovano ad : Albino, Alzano Lombardo, Gandino, Pradalunga, Desenzano al Serio.

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Ponziano Loverini

Ponziano Loverini nacque il 6 luglio 1845 a Gandino, in una famiglia numerosa, terzo di sei figli. Grazie al lascito Castelli, che supportava negli studi artistici giovani indigenti di Gandino, riuscì a frequentare i corsi dell’Accademia Carrara di Bergamo, dal 1848 al 1869 sotto la guida di Enrico Scuri.

La formazione artistica si sviluppò quindi attraverso due poli: la natia Gandino e la città di Bergamo. La Basilica di Gandino era infatti un museo nel quale il Loverini poteva ricevere un primo apprendistato, per lo meno visivo, di arte pittorica, e forse fu questo che lo portò alla predilezione per una tavolozza dalle forti accensioni cromatiche, derivategli dagli esempi dei dipinti di Ceruti, Ricchi, Barbello, che egli aveva sempre dinanzi agli occhi. La stessa famiglia dell’artista era marcatamente segnata da presenze ecclesiastiche, allo zio si affiancavano infatti il fratello don Giuseppe e don Antonio Piccinelli, cognato. Si può dunque affermare che in simile ambiente familiare, Loverini abbia rappresentato la versione laica, da fedele, di questa devozione. Nella cultura dell’artista ebbe infatti grande importanza l’elemento religioso; questo è legato alla concomitanza di due fattori: il sistema educativo di matrice austro ungarica, legato all’insegnamento di discipline religiose, e la scansione della vita secondo il calendario articolato intorno a funzioni, celebrazioni, rituali. Nel 1870 ottenne la medaglia d’argento alla Mostra Provinciale Bergamasca con il dipinto La visita di Milton a Galileo, e con L’Ultimo saluto di Bartolomeo Colleoni alla salma della figlia Medea ottenne il primo premio di 500 lire alla mostra della Carrara. Nel 1871 a Vienna espose con successo La figlia di Galileo che conforta con la lettura il padre nell’esilio di Arcetri. Negli anni successivi esegue una serie di opere sacre, a cui alterna dipinti di genere e storici e nel 1887 la grande tela Santa Grata, commissionatagli dalla Diocesi di Bergamo per il giubileo sacerdotale di Papa Leone XIII, venne collocata nella Pinacoteca Vaticana portando il Loverini ai vertici nazionali della pittura sacra . In seguito esegue grandi cicli di affreschi a Trescore e a Pompei e in moltissime Chiese della bergamasca, partecipò a numerose esposizioni nazionali ed estere ottenendo lusinghieri successi, molto attiva fu la sua attività di affermato ritrattista. Alla morte di E. Scuri partecipò al concorso di direttore della Scuola della Carrara, ma in quell’occasione la Cattedra fu assegnata a Cesare Tallone; nel 1899, quando Tallone passò alla direzione dell’Accademia di Brera, Loverini occupò il suo posto alla Carrara con decisione unanime della Commissione, direzione che tenne fino alle sue dimissioni nel 1926. Morì a Gandino nel 1929.

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Altri artisti

Maffiolo da Cazzano (sec. XV), Bonera dé Astori Nicola (Alzano sec. XVI), Gregis Guglielmo, detto Guglielmo Bergamasco o Guglielmo d’Alzano (Alzano Inferiore 1480 -Venezia 1550), Pietro da Nembro (Nembro sec. XVI), Giovanni Carobbio (Nembro 1687- Nembro 1752), Pietro Gualdi (Nembro 1716 - ?), Giseppe Rudelli (Gandino 1772- Trescore  1836), Quirino Salvatoni (Gandino 1787 - Gandino 1871), Amedeo Fasciotti (Gandino 1797 - Lovere 1821), Francesco Bombardieri (Gandino XVIII), Carlo Maldura (Gandino 1804 - ?), Giovan Battista Salvatoni (Gandino 1806 - Endine 1868), Angelo Ceroni (Albino 1816- Albino 1887), Luigi Forzenigo (Gandino 1822 - Gandino 1868), Carlo Gallizioli (Leffe 1826- Leffe 1887), Giovanni Tiraboschi (Ranica 1826 - Bergamo 1892), Giovanni Pezzotta (Albino 1838 - Bergamo 1911), Luigi Savoldi (Nembro 1856 - Nembro 1924), Giacomo Bosis (Alzano Lombardo 1861 - Bergamo 1945), Giuseppe Ceroni (Albino 1864 - ?), Nicola Savoldi (Nembro 1864 - Nembro 1952), Guglielmo Lecchi (Villa di Serio 1871 - Albino 1934), Luigi Frana (Alzano Lombardo 1874 - Alzano Lombardo 1949), Irma Radici (Gandino 1876 - Bergamo 1960), Michele Frana (Gandino 1881 - Gandino 1963), Pietro Servalli (Gandino 1883 - Gandino 1973), Pietro Fassi (Desenzano al Serio 1885 - Albino 1965), Giovan Battista Paganessi (Vertova 1886 - Vertova 1942), Mauro Pellicioli (Lonno 1887 - Bergamo 1974), Giuseppe Siccardi (Albino 1883 - Bergamo 1956), Paolo Servalli (Gandino 1889 - Gandino 1970), Carlo Gritti (Ranica 1893 - Ranica 1979), Giovanni Cugini (Albino 1894 - Albino 1960), Vincenzo Ghirardelli (Gandino 1894 - Gandino 1967), Ariele Tiraboschi (Gazzaniga 1895 - Bergamo 1986), Giacinto De Ruschi (Albino 1897 - Ospedaletti 1974), Costante Coter (Vertova 1899 - Bergamo 1972), Piero Urbani (Gandino 1913 - Bergamo 1992), Testa Pietro (Albino 1912 - Albino 1999), Belotti Alessandro (Comenduno 1922 – Albino 1959).

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