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ALCUNE NOTE DI STORIA


 

 

 

 

Il Toponimo  

Il nome valle Seriana, deriva dal fiume Serio, che forma il bacino dell'intera Valle. Il nome Serio è assai antico, sicuramente pre - romano, il nome per eccellenza : flusso, corrente oppure cammina con l'acqua. Lo stesso toponimo entra poi in diversa misura nei nomi di alcuni paesi che attraversa (Villa di Seri, Cologno Al Serio, Seriate). il nome Serio passa anche  alla roggia più importante, la Roggia Serio (Fossatum Comunis Pergami) o passa alla denominazione comune dei canali "Seriole". Il nome latino del Serio era Sarius, e il suffisso-us fù un'aggiunta tipicamente latina. In un documento dell'anno 882, si trova ancora il nome "Sarrio" (Tertia pecia ubi dicitur Ad Sarrio apud ipso loco). L' alterazione dell' a in e, Sar-Ser è normale per l'influsso della r, e risale al basso medioevo.

 

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I Primi abitanti

Le prime tracce di presenza preistorica in Valle Seriana risalgono al mesozoico (VII Millennio a.C.), quando ha inizio la frequentazione dell'uomo, anche nelle zone di alta quota, precedentemente inaccessibili durante le glaciazioni Paleolitiche. Industria Litica, Mesolitica e Neolitica è venuta alla luce del "Castello" di Castione delle Presolana, abitato meglio noto nell'età del ferro e nella frazione di Casale (Albino. Più numerose le presenza e dell'età del rame o Calcolitico (III Millennio a.C.). Quando si assiste nella zona montana, secondo un'usanza diffusa in tutta la fascia Perialpina dell'Italia settentrionale alla disposizione dei morti in cavità o anfratti rocciosi. Grotte e ripari siffatti sono stati scoperti ad Aviatico "Bus de la Scabla, Paradis si Asegn e Corna Altezza". Per l'età del bronzo (II millennio a.C.) sono note sporadiche tracce di frequentazioni desumibili da ritrovamenti isolati al "Bus de la Scabla"di Aviate e Parre.E' degna di interesse l'ipotesi che, nell'età del bronzo, il fiume Serio abbia rappresentato un confine culturale, per dire cosi, tra la Lombardia orientale e la Lombardia occidentale. Con l'età del ferro (I millennio a.C.) le tracce protostoriche si fanno più frequenti e documentate. Sono da inserire in tale contesto le testimonianze, per esempio, di Castione della Presolana, Clusone, Casnigo, Gazzaniga Colzate e Parre, indicative dell'esistenza di veri e propri impianti insediativi, rivelatori tra l'altro di precise scelte di sito, secondo una tipologia che privilegia gli abitanti di altura. E' proprio la Valle Seriana. particolarmente idonea a tale impostazione data la presenza di minerali e la morfologia di una serie di dossi affacciati sul solco del fiume, offre numerosi elementi di base utili per verificare su riferimenti concreti i successivi sviluppi. Mentre nell'alta Valle si attestano abitati retici, contemporaneamente sulle ultime pendici collinari e nell'area di pianura si affermano, nell'età del ferro, la cultura di Golasecca e quella  Gallica, nella II età del ferro, dal IV sec. a.C. L’incontro con la popolazione Gallica, anche in relazione con le forme di vita e di lavoro, dovette comunque avere effetti incisivi sul territorio, in special modo per il sistema di insediamento dei villaggi. Agli inizi del II secolo a.C., con la conquista da parte di Roma dei territori padani, inizia quel processo di “ romanizzazione “ che farà maturare una ben definita configurazione giuridico-politica del territorio bergamasco, accanto a territori vicini a loro volta chiaramente configurati. Nella fascia valliva, il modello insediativo cambia e si assiste generalmente allo spostamento degli abitati verso il fondo valle e sui terrazzi acclivi, come attestano, ad esempio, i centri romani di Albino, Nembro e Alzano, contrassegnati da ritrovamenti epigrafici e sepolture. La Valle Seriana apparteneva al territorio della colonia fittizia di Bergomum, realizzata dopo l’ 89 a.C., trasformatasi poi al 49 a.C., in municipium. Dal punto di vista giuridico-istituzionale ed amministrativo, il territorio era suddiviso in pagi e vici, un’epigrafe, già murata nella chiesa parrocchiale di Nese, in comune di Alzano Lombardo, cita i vici dei Bromanenses e degli Anestiates, corrispondenti agli attuali centri di Nese e Brumano. A Torre Boldone, Ranica, Villa di Serio, Nese, Nembro, Albino, Comenduno, Aviatico, Casnigo, Gandino sono attestate presenze archeologiche di età romana, che indirettamente documentano il considerevole benessere economico di cui potevano giovarsi gli abitanti dei vari centri della Valle.

 

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L’età Medievale

Nella scansione della storia basata su eventi di rilievo politico e istituzionale, l’inizio del Medioevo viene fatto coincidere con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476, quando l’ultimo imperatore Romolo Augusto venne deposto dal re barbaro Odoacre. Era il periodo delle invasioni barbariche, esse portarono nella Valle distruzioni e razzie, erano spesso rapide incursioni di eserciti che presto si volgevano altrove, senza dar luogo all’insediamento stabile di intere popolazioni, e senza portare quindi un profondo rivolgimento della società, dell’economia e delle istituzioni. Anzi, una di queste invasioni, quella degli Ostrogoti (493-553), rappresentò per il nostro territorio un momento di rinascita, quasi di restaurazione della pace e della floridezza godute durante i secoli dell’Impero Romano. Una trasformazione più profonda avverrà nel 568 con l’invasione dei Longobardi che segnò nella Valle Seriana una svolta decisiva, il vero e proprio inizio della civiltà medievale. Dopo due secoli di Regno Longobardo nel 774 iniziò l’occupazione dei Franchi guidati da Carlo Magno.  Il periodo dell’Impero Carolingio  portò una parziale modifica delle strutture politiche, sociale ed economiche che sarebbero poi rimasti caratteristici di tutta la civiltà medievale. Ad oggi, non sono stati ritrovati reperti  archeologici nella Valle Seriana che  si possono utilizzare come fonti sulle vicende di questo periodo, e ben pochi ce ne sono stati anche nell’ambito di tutto il Bergamasco, è dunque impossibile scrivere una storia locale relativa a questi secoli. Davvero “ secoli bui “, quanto a informazioni disponibili.  Sull’età longobarda del nostro territorio, sappiamo solo che un duca ebbe sede a Bergamo. Abbiamo traccia, infine di alcuni insediamenti, limitati alla pianura e alla fascia collinare di piccoli gruppi di guerrieri longobardi, grazie ai toponimi formati dalla parola germanica che li indicava, Fara, e grazie ad alcune tombe, con armi e gioielli ritrovati ad esempio a Castelli Calepio, Zanica, Romano. Con l’inizio dei secoli VII e  VIII  comparirono le prime testimonianze scritte, queste erano costituite da documenti riguardanti singole località del nostro territorio, si resero disponibili solo con lo sviluppo dei patrimoni degli enti ecclesiastici, in particolare delle cattedrali cittadine, che ci hanno conservato le più antiche carte di compravendite, donazioni e affitti di terre.  Erano i  secoli dove la religione cattolica iniziava a penetrare davvero nella cultura dei dominatori ( cancellando le credenze etiche, o addirittura pagane, fino ad allora diffuse dai Longobardi), avvicinandoli così alla Chiesa e avviandone l’integrazione con la popolazione “ romana “.  E ancor più, dopo la conquista da parte dei Franchi: Carlo Magno ed i suoi successori trovarono nelle chiese vescovili i più saldi alleati alla propria politica di dominio, e le gratificarono con ingenti donazioni, favorendo in ogni modo la crescita dei loro patrimoni fondiari. Troviamo così i primi toponimi scritti della Valle Seriana:  Albines, Albine  ( 898 – Albino ), Alesano ( 919 - Alzano Lombardo ), Colgiate , ( 928 - Colzate ) Floriano ( 840 – Fiorano al Serio ), Candino ( 774 – Gandino ), Gagianiga ( 830 – Gazzaniga ), Leufo ( 993 – Leffe ), Sancti Martini sita Nembro ( 830 – Nembro ), Larianica ( 881 – Ranica ), Sarrio ( 882 – Serio ), Villa , Vila ( 856 – Villa di Serio ).

 

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Il Comune e La Signoria 

Anche nella Valle Seriana, come in tutte le principali aree dell’Italia centrosettentrionale, l’età

che si avviò intorno alla fine del secolo XI, e che culminò, con l’affermazione del libero comune, rappresentò un periodo fondamentale nella storia “lunga” della Valle: perché in essa – nell’età comunale, come di solito viene definita – si ebbe un grande sviluppo demografico, economico e politico; presero corpo nuove forme e strutture di organizzazione sociale, del territorio; si impiantarono nuove istituzioni politiche e di governo nel segno dell’autonomia, della libertà, e di una forte identità municipale; si svilupparono forme nuove di vita culturale, artistica e religiosa, si venne progressivamente elaborando un nuovo modo di vivere in società, e di governarsi: eventi tutti che lasciarono la loro influenza sulla storia della Valle Seriana per lunghi secoli, anche dopo la caduta del libero comune, sino ai nostri giorni.

Si venne innanzitutto modificando il paesaggio naturale, ereditato nell’Alto Medioevo, segnato dalla larga presenza di foreste e spazi incolti: e ciò col diffondersi dei dissodamenti delle colline lungo il fiume Serio e nelle valli laterali, con l’estensione delle culture: il frumento, il miglio, il panico e soprattutto la segale, con l’impianto di vigne, con la coltivazione del castagno, noci, frutta dolce, fave  e rape, utilizzando anche  lo scavo di numerosi canali per l’irrigazione : le “seriole” derivate dall’acqua del Serio. Si avviava una marcata “agrarizzazione “ del territorio, necessaria per produrre le risorse alimentari necessarie alla popolazione in costante crescita; e contemporaneamente una antropizzazione del paesaggio che si esprimeva nell’ampliamento del reticolo insediativo, con la crescita dei villaggi aperti “ burgi  ( “potestas comunis burgi de Nimbro et de Alzano – 1303 ), con nuovi castelli “castra” , veri e propri villaggi fortificati, ben diversi dai castelli quali oggi comunemente intesi, che sono piuttosto delle residenze aristocratiche  ( es. Gandino, Cene, Albino, ).  Con la trasformazione di molte fattorie in piccoli villaggi, sia in collina che in montagna, con l’innalzamento della quota degli insediamenti permanenti.

Fra la fine del secolo XII e l’inizio del XIII la struttura sociale e la vita politica dei Comuni , e della Valle conobbero una ulteriore evoluzione, e mostrarono segni di crescente complicazione. L’aumento stesso della popolazione, soprattutto nei centri come Albino, Gandino, Nembro e Alzano, l’ascesa di nuovi ceti sociali ( artigiani, notai, piccoli mercanti ), determinarono una crescente presenza “popolare” nella vita politica della Valle. Anche nei più grossi centri del territorio, la dialettica fra i diversi gruppi sociali, l’intensa e appassionata partecipazione della cittadinanza alle assemblee, conferirono alla vita politica dei paesi quel tono aperto, “moderno” e “democratico” ante litteram, che costituisce uno degli aspetti più originali e innovativa dell’esperienza comunale italiana. Tutti questi aspetti aggregativi, portarono gli stessi comuni  al diffondersi di una cultura amministrativa, come testimonia la redazione degli statuti di importanti archivi: Gandino e altre comunità manifestarono una notevole maturità culturale sin dai primi decenni del XIII secolo, attraverso la redazione e la conservazione di un’ampia documentazione: i Comuni della Valle Seriana hanno prodotto una fioritura particolarmente ricca di statuti nei secoli XIV e XV i primi conservati, quelli di Vertova; Leffe, Casnigo, Albino e gli Statuti della Valle Seriana Inferiore.

Ma tutto questo non mancava di introdurre anche elementi di conflittualità. Nei primi decenni del Duecento appare già ben delineata la contrapposizione fra uno schieramento filoghibellino favorevole all’imperatore e ai suoi alleati in Lombardia, schieramento capeggiato dai Suardi, i Mozzi, i Lanzi e, a intermittenza, dai Colleoni, e uno schieramento Guelfo guidato dai Rivola, dai Comenduni  e dai Bonghi, alleati del Popolo , che per parte sua mirava a un allargamento delle istituzioni comunali, e a un ampliamento della propria rappresentanza in esse. Gli scontri fra le fazioni si intrecciavano inoltre strettamente con i contrasti che innescavano i rapporti con il territorio, con un’intensità e una compenetrazione che ha forse pochi riscontri in altre aree lombarde. Il 1315 fu un anno tragico per la nostra Valle, come ricorda anche il cronista Albertino Mussato, per la violenza degli scontri tra fazioni, che si unì alla penuria di cibo e di una pestilenza che forse uccise migliaia di persone. Le milizie guelfe, scese dalla Valle Seriana, assaltarono prima la rocca di Nembro e poi il paese, mettendo a ferro e fuoco e uccidendone gli abitanti. La riscossa dei ghibellini fu pronta; vi fu una battaglia in cui pare che le truppe ghibelline raggiunsero il numero di 4000: i morti sarebbero stati 125. Non è questa la sede per inseguire complesse vicende di rivolgimenti di fronte o cambi di dominazione. Ma la lettura delle fonti è tale da suggerire l’immagine di una guerra pressoché continua, ove tutto il territorio era, in momenti di rapida successione, sconvolto dalle armi. In tutto il periodo fra il XII e XIII secolo le attività economiche della Valle , come già si è accennato, conobbero una notevole espansione, ma l’attività più praticata e diffusa nel territorio, era il lanificio. Si hanno in questo periodo il moltiplicarsi di folli, ad Albino e, di poco successiva, a Gandino e Vertova dove si lavorava il “panno bergamasco”, un panno non di grande qualità, ma che risultava competitivo sul mercato locale, ma anche su molte piazze settentrionali. Attorno agli artigiani della lana, si svilupparono altre attività collegate, mestieri subalterni che occupavano altre centinaia di persone:  i fabbri del ferro e del legno “ ferarius “ per la costruzione  e manutenzione di  telai,  arrotini “ cortelarius ”, carrettieri, calzolai “ caligarius “, sarti “ sartor “, tessitori “ textor “, ricamatrici “ recamatrix “, muratori  “ murator “.

 

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L’Età Viscontea

L’integrazione del dominio visconteo non portò significative novità nell’organizzazione interna dei comuni della Valle così come nel resto del territorio bergamasco, ma piuttosto nelle relazioni tra questi e la città, nelle quali si inserì una nuova figura di autorità statale: non più l’Imperatore, sovrano lontano e puramente formale, ma un Signore vicino ( assurto al titolo di Duca nel 1395 ), dal potere più limitato, ma per questo in grado di intervenire concretamente nella vita delle comunità locali, attraverso una rete di rappresentanti ed emissari dai compiti ben definiti ( referendari, vicari ). Si costruiva così la formula politica dello “ stato regionale “, destinata a perdurare in Italia per tutta L’Età Moderna. Nel periodo visconteo la Valle Seriana avvertì fasi alterne della propria economia, infatti, i Visconti presero vari provvedimenti a favore dei commerci, di fatto si ebbe una crescita di capitali e delle merci intorno alla metà del secolo XIV; e anche un certo miglioramento nella qualità della produzione, con un affinamento dei tessuti, ad esempio, in sintonia con la moda e una nuova propensione al lusso. Tuttavia l’attività economica non poté non risentire delle inquietudini e degli scontri politici tra Guelfi e Ghibellini, né poté andare esente dalle conseguenze di una “ crisi generale “ del Trecento che colpì tutta l’Europa, in concomitanza con una serie di crisi epidemiche demografiche e di sussistenza. La Valle Seriana non subì gravi perdite della famosa peste del 1348, più gravi conseguenze ebbero le pestilenze del 1361, e poi ancora del 1375. Gravissima fu in particolare la crisi di mortalità della fine del secolo: secondo il Chronicon bergomense, nel territorio bergamasco le vittime sarebbero state ventimila. Nel 1365 i Visconti concessero a favore delle nostre valli privilegi o patti di “separazione”, che sancivano cioè una certa autonomia amministrativa e fiscale rispetto all città di Bergamo “ Gio. Galeazzo Conte di Virtù, e Signor di Bergamo, concesse a supplicazione delle Valli, che li loro giusdicenti potessero conoscere, e decider le cause de Dazij…”.

La prima metà del Quattrocento è epoca assai delicata per la storia italiana, per i colpi di coda del sistema politico signorile, prima che si vengano definendo gli Stati regionali. Anche la Valle Seriana, partecipa in pieno a questa evoluzione, coinvolta nella guerra tra i Visconti e Venezia, per un verso, ma sviluppando, per l’altro, una propria soggettività politica destinata a caratterizzare la vita futura. Il territorio è conteso in più riprese dalle Signorie confinanti e percorso dalle truppe dei capitani di ventura, fino alla dedizione a Venezia, fino alla dedizione a Venezia, sancita definitivamente a metà del secolo. 

 

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L’Età Veneta

Non si può dire, per la verità, che nel 1428 prenda avvio nella sua pienezza il periodo della dominazione veneta sul territorio bergamasco. E’ pur vero che l’ 8 maggio di quell’anno Bergamo viene presa in consegna da una triade di provveditori della Serenissima ( P.Correr, G.Contarini, A.Giuliano ) e che l’appena nominato Rettore veneto qualche settimana dopo, il 4 luglio, accompagnerà in palazzo dogale, otto ambasciatori orobici, seguiti da un nugolo di nobili bergamaschi, per prestare giuramento alla “ diletta San Marco “. E’ pur vero che il disfacimento delle forze ghibelline e la subitanea espulsione della città delle famiglie (vedi i Suardi ) che non volevano accettare il dominio di Venezia paiono porre in canto, per sempre, il progetto, se mai era stato pensato, di fare Bergamo una città-stato.  Tuttavia bisogna pur convenire che solo con la pace di Ferrara (1433) sarebbe stato riconosciuto giuridicamente in modo definitivo il passaggio di Bergamo sotto il dominio della Serenissima.

Il paesaggio di Bergamo e della nostra Valle sotto il dominio della Repubblica di Venezia comportò profondi mutamenti di gravitazione geopolitica producendo sensibili effetti nell’organizzazione dei luoghi. Inserito nel nuovo contesto, il territorio bergamasco vedeva rafforzarsi la funzione e il valore dei suoi confini. Alla nuova logica territoriale si accompagnò una definizione negli ambiti amministrativi intermedi, della montagna e del piano. La popolazione, numerosa, distribuita fin dentro le valli più interne, soprattutto in Valle Seriana, alimentava una serie di centri di diversa grandezza ( Gandino, Alzano, Albino, Nembro ) che si arricchiranno di particolari interventi architettonici e urbanistici. Divenuta quindi “ Terra di San Marco “, La Valle Seriana viene profondamente influenzata, anche dalla cultura, dall’economia e dalla politica mercantile veneziana. Il governo di Venezia assicurò alla stessa una serie di privilegi economici, ma non mancò nel contempo di attuare la sua politica di accentramento dell’intero sistema economico della Terraferma verso l’emporio veneziano, in teoria unico mercato di approvvigionamento e di spaccio di prodotti finiti. L’attenta e circostanziata analisi delle fonti documentarie disponibili , in primis le Relazioni dei Rettori e dei Capitani Veneti , ci rivelano l’assetto dell’economia della Valle, fortemente caratterizzata dall’attività manifatturiera, in presenza di un territorio sovrappopolato - soprattutto verso la bassa Valle-  laboriosissimo che esporta ovunque, merci uomini e professionalità

La lunga fase che va dal 1428 al 1797 si tradurrà in modellamenti, interazioni, riferimenti, che risulteranno fondamentali nella costruzione della personalità dei luoghi e costituiranno un’eredità sulla quale si misureranno le successive logiche territoriali.

Come abbiamo ricordato, il Cinquecento, e per buona parte del secolo successivo, la  Valle Seriana puntò gran parte delle sue risorse sulla manifattura tessile, Clusone, Gandino, Leffe Albino, Nembro, Alzano, sono le località dove si concentrò questa attività, distribuitasi anche sul territorio, dal quale la produzione confluiva sui mercati. In alcuni casi si vennero a creare tradizioni radicate, che continuano ancora oggi. Come le famose coperte di Leffe e di Gandino. Significativa è la testimonianza scritta del  Capitano Michele Foscarini (18 sett.1585), per capire l’importanza del “ fenomeno tessile” nella Valle: “..Vale Seriana paese assai fertile, pieno di mercanti ricchissimi sino di 100 mille scudi di facoltà per il gran numero de panni che si fabrichano in essa Vale, quali si contrattano in diverse parti d’Italia, ma principalmente negotiano par Ongharia et per terre thodescha “. Nella Relazione del Capitano Giovanni Da Lezze (1596), si riscontrano dati che danno la dimensione qualitativa alla realtà produttiva della Valle :  Produzione annua di pezze n. 24.000 ( su 27.000 prodotte in tutto il territorio bergamasco), folli per panni n.62, tintorie n.10. Significativa anche la presenza della “ materia prima “ , ovvero, l’allevamento di pecore e capre, su 46.000 capi censiti, il 55 % erano distribuiti nelle Valli Gandino e Seriana.

Si trattava di industrie di notevole importanza che nulla avevano da invidiare a quelle ben più note di Milano, Venezia, Firenze.  Nel corso del Settecento iniziò inesorabilmente il declino del lanificio, le cause principali furono, la progressiva chiusura dei tradizionali mercati di sbocco e la crescente concorrenza di tessuti stranieri di nuovo tipo. Iniziò una crisi di lungo periodo, che durerà pressoché ininterrottamente fino al tramonto della Serenissima. La morte fisica seminata dalla grande peste del 1630 può essere assunta a paradigma di questa inesorabile morte economica, della quale la Valle rinascerà solo molto più tardi con la rivoluzione industriale. Ma essa avrebbe avuto conseguenze anche più gravi in fatto di livelli di occupazione e di redditi, se l’economia della Valle non avesse potuto contare sulla comparsa di un’industria nuova quale fu la filatura della seta, che pure utilizzava le acque canalizzate.

Dai dati dell’ “ Anagrafe Veneta “ del 1766-1789 emerge la quasi completa scomparsa del lanificio nella Valle Seriana Inferiore che poteva contare su di un solo follo, mentre i “filatoi da mano e d’acqua “, per la seta erano già arrivati a 16, concentrati soprattutto ad Alzano.

 

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Ottocento e Novecento: Industrializzazione e Modernizzazione

La qualità e la quantità di mutamenti sociali, economici, culturali e politici che avvennero tra la fine del XVIII secolo e la seconda guerra mondiale cambiarono radicalmente il volto di tutta la Valle Seriana. In poco meno di 150 anni, infatti, abitudini secolari consolidate, strumenti giuridici, ed economici, persino le abitudini nell’abbigliamento, furono sovvertiti con una velocità tale che nessun uomo del Seicento avrebbe potuto immaginare. Non erano solo i “ grandi eventi “ a segnare, a volte drammaticamente, i passaggi epocali; terminava , è vero, con il 1797, la secolare presenza del dominio della Serenissima, ma mutavano soprattutto le abitudini legate allo sfruttamento comunitario dei boschi o, ancora, il raggio degli spostamenti umani, che si allargava sempre più: se, ancora nella prima metà del Seicento, raggiungere Bergamo per la maggioranza dei valligiani significava sobbarcarsi  un difficoltoso viaggio, dalla fine dell’Ottocento tali spostamenti diventarono sempre più frequenti e “normali”. Gli abitanti della Valle Seriana scoprirono nel corso della prima metà dell’Ottocento, e poi via via sempre più rapidamente, la velocità di tali mutazioni: la popolazione cresceva con ritmi sostenuti fino ad allora sconosciuti e con essa l’immagine dei vari paesi subivano continui e a volte decisivi cambiamenti. Sono gli anni di forte interesse delle risorse minerarie, oltre alla ormai secolare estrazione delle pietre coti ( Pradalunga, Nembro, Albino, Alzano ) , ricordiamo i marmi rossi e neri di Cene, Gazzaniga e Albino, il “grande deposito “ di lignite tra Gandino e Leffe, l’argilla di Leffe e di Gandino “ atta alla formazione di stoviglie, e di utensili di uso più ricercato “, il mercurio sempre in Val Gandino. 

Se nella prima metà dell’Ottocento le lavorazioni seriche e le industri estrattive facevano della Valle Seriana un interessante laboratorio, fu con la metà dell’Ottocento, con l’insediamento delle prime vere e proprie fabbriche e con la presenza di ingenti capitali stranieri, soprattutto svizzeri ( Zopfi a Ranica, Widmer-Walty a Cene, Blumer a Nembro, Spoerry e Honegger ad Albino ), che la Valle entrò completamente in quel che si suole definire “ Rivoluzione Industriale”, infatti, le manifatture tradizionali furono trasformate in industrie tessili moderne e sempre più competitive. Questi avvenimenti portarono la media Valle Seriana ad essere definita, con enfasi eccessiva la “ Manchester italiana “. Altro settore trainante per l’economia è stata l’industria cartiera, nel 1856 Paolo Pigna, rilevò ad Alzano Maggiore una preesistente cartiera, un mulino da grano e un filatoio e, dopo aver ristrutturato gli edifici, iniziò la produzione di carta a mano utilizzando esclusivamente stracci come materia prima. Degne di nota erano le cartiere dei fratelli Pesenti a Nembro e la Clivati e C. ad Alzano.  Anche l’industria cementiera, visse in Valle Seriana le sue prime esperienze ( 1864 ), soprattutto ad Alzano, Albino e Nembro ( Pesenti, Guffanti, Piccinelli ) la successiva unione delle diverse aziende favorì  la costituzione di quel fenomeno di concentrazione produttiva che allora portava il nome  di Società Italiana dei Cementi, oggi  Italcementi.

Il 21 aprile 1884 fu una data storica per la Valle Seriana, si inaugurò il primo tratto della ferrovia Bergamo- Albino, il 23 agosto Albino - Vertova e il 23 marzo 1885 Vertova – Ponte Selva. In poco più di quaranta minuti da Albino si poteva raggiungere Bergamo.

Le guerre mondiali hanno certamente frenato o sospeso varie iniziative imprenditoriali  o sociali ma non hanno toccato sostanzialmente la Valle, la quale si trovava al termine di esse con il suo patrimonio di impianti e infrastrutture praticamente intatto. La ripresa economica degli anni Cinquanta e Sessanta hanno trovato nell’area condizioni di vantaggio: gli impianti sono stati sensibilmente migliorati, sono nate nuove attività commerciali, artigianali , anche se l’industria tessile ha mantenuto un chiaro predominio. La realizzazione di nuove vie di comunicazione come la “superstrada “ Bergamo-Nembro e le varianti esterne agli abitati della provinciale di valle, hanno fatto mutare drasticamente la percezione dei vari elementi del paesaggio.

Tutto questo ha fatto sì che il paesaggio della Valle Seriana , nel Ventesimo Secolo, ha subito rilevanti e traumatici cambiamenti : non c’è paese o frazione dove non sono visibili consistenti edifici industriali, in un caotico “disordine edilizio”, divorati da nuove costruzioni e, assediati dallo sviluppo della cosiddetta “ città lineare “ che supera i confini amministrativi dei singoli comuni e che dispone lungo l’asse  Briantea - strada per la Valle Seriana, da Ponte S. Pietro fino a Cene, una sequenza quasi ininterrotta di abitazioni, di negozi, di rivendite d’auto e di mobili, di centri commerciali, di piccole imprese.  E’ proprio il caso di dirlo : la globalizzazione ha risalito anche le valli delle Orobie.

 

Testi di: Evaristo Pagani

 

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