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ARRAMPICARE IN CORNAGERA

 

La Cornagera, citata già nel 1910 dalla guida del Touring Club Italiano come “Grignetta Bergamasca”, ha sempre rappresentato la palestra d’arrampicata dei bergamaschi. E’ un ambiente altamente suggestivo fatto di canaloni e “labirinti” racchiusi fra verticali pareti rocciose che ne fanno un canyon in miniatura facilmente raggiungibile tutto l’anno. Dalle cime dei suoi pinnacoli si gode di una vista suggestiva sulla Media Valle Seriana, sulla pianura sino agli appennini, su molte delle vette bergamasche, tra cui risaltano le cime della Presolana, e sulla lontana piramide del Monviso e parete est del Rosa.

 

 

ALCUNE NOTE DI GEOLOGIA

 

Il nome Cornagera deriva da Corna (rilievo roccioso) e gera (ghiaia). I due nomi associati danno il significato di montagna di roccia friabile, è probabile che il toponimo sia legato alla presenza di ampi ghiaioni che circondano la montagna, derivanti dal disfacimento delle rocce intensamente fratturate dai movimenti franosi.La struttura del M. Cornagera è, infatti, caratterizzata da un complesso sistema di frane di roccia impostatesi nei calcari dolomitici della formazione della Dolomia a Conchodon. Il corpo principale, comprendente la cima del monte, si sarebbe spostato per qualche decina di metri verso Ovest scivolando in corrispondenza degli strati più plastici ricchi di argilliti della sottostante formazione dei Calcari di Zu. Questo spostamento avrebbe creato un avvallamento centrale in cui sono scivolati alcuni grandi blocchi di roccia, che costituiscono i torrioni centrali. Sono ancora poco chiare le cause che hanno provocato un fenomeno franoso di questo tipo che mostra un’età geologicamente recente, non più di qualche migliaio di anni. La Dolomia a Conchodon, da cui il monte è composto, è una formazione costituita da calcari dolomitici depostisi in un ambiente di piattaforma carbonatica, caratterizzato da bassi fondali marini e temperature elevate. I processi di ricristallizzazione della silice, contenuta negli scheletri delle spugne, hanno obliterato quasi ovunque le originarie strutture sedimentarie e localmente si osservano sottili strati contenenti piccoli noduli di selce brunastra.

 

 

COME ARRIVARCI

 

Da Bergamo risalire la Val Seriana sino a Nembro (km 9), nel cui centro si devia per Selvino, attraversatolo si giunge ad Aviatico (km 13). Aviatico è anche raggiungibile da Gazzaniga e dalla Valle Brembana (Zogno).

Vi sono diverse possibilità per giungere ai piedi dei torrioni della Cornagera:

1. Parcheggiata l’auto nella piazza del Municipio (1023 m), in corrispondenza del bivio per Ganda – Orezzo – Gazzaniga, salire lungo il sentiero (segnaletica CAI n° 537) che parte sulla destra dell’edificio comunale. Dopo un primo ripido tratto, immersi in un fitto bosco, si sale verso destra sino ad un baitello diroccato, per traccia meno ripida si giunge sino ai piedi dei ghiaioni che si stendono ai piedi dei torrioni, risalirli sulla destra sino alla base delle pareti (1273 m) – tempo di percorrenza: 30 minuti.

2. Proseguire in auto in direzione Ganda – Orezzo, superata la frazione di Amora, al bivio che porta a Ganda (1060 m), parcheggiare l’auto ed imboccare la ripida strada in calcestruzzo (segnaletica CAI n° 521), che porta all’osservatorio astronomico. Proseguire lungo la strada, che poco oltre piega a sinistra, sino in corrispondenza di un tornante, dove si stacca il sentiero che, attraversando un’ampia dorsale pascoliva, giunge sul crinale in vista dei torrioni. Dopo un breve tratto a mezza costa si giunge nei pressi delle pareti (1273 m), dove si incrocia l’altro itinerario d’accesso – tempo di percorrenza: 30 minuti.

3. Poco oltre il bivio del Municipio è possibile parcheggiare nei pressi della stazione di partenza degli impianti di risalita del Monte Poieto, raggiunta la vetta con l’ausilio della cabinovia è possibile scendere in direzione dei torrioni, lungo due percorsi distinti il primo lungo un panoramico crinale ed il secondo attraverso i suggestivi labirinti.

► Dalla stazione di arrivo giungere alla Cappelletta sita sulla vetta del Monte Poieto (1360 m, splendido panorama a 360° su tutte le Orobie e le Alpi, dal Monte Rosa, al Monviso, sino agli Appennini. Scendere lungo il crinale in direzione sud sino al punto d’incrocio dei due itinerari precedenti - tempo di percorrenza: 15 minuti.

► Dalla stazione di arrivo scendere per un tratto lungo le piste da sci, sino in corrispondenza di una curva verso destra, imboccare il sentiero (segnaletica CAI n° 537)  che si addentra nei labirinti, dove si percorre il caratteristico “bus dela Carolina”, proseguire verso sud oltre la deviazione che sale al Monte Cornagera (segnaletica CAI n° 521), sino a giungere ad una selletta posta a nord dei torrioni - tempo di percorrenza: 20 minuti.

 

 

CENNI DI STORIA ALPINISTICA

 

La Cornagera è stata testimone nel tempo della successione di diverse generazioni di arrampicatori e della progressiva evoluzione dell’arte di andar su roccia. Con certezza già nel 1910 i torrioni costituivano una palestra alpinistica, certamente Carlo ed Antonio Locatelli furono di casa sulle rocce della Cornagera; ma la vera esplosione dell’arrampicata d’alto livello, con l’uso di chiodi e di manovre di corda, si fa risalire per questi luoghi agli anni ’30-’40 ed è legata ai nomi che hanno fatto la storia dell’alpinismo bergamasco, tra cui Longo, Parravicini e Esposito. Il dopoguerra ha visto in Cornagera, come altrove, una frequentazione di massa: squadre di giovani arrampicatori hanno salito tutto quanto si poteva salire con le tecniche di allora. E’ l’epoca di Pellicioli, Scandella, Poloni; dei gruppi di arrampicatori di Nembro, Bergamo, Albino, Gazzaniga, Vertova, Leffe e Gandino e in generale di tutta la Media Valle Seriana.Negli anni ’60 e ‘70 si impone l’uso sistematico del chiodo a pressione e delle salite in artificiale, esponenti di questa generazione sono: Bergamelli, Nembrini, Poloni, Calegari. Sino ad arrivare agli anni ’80 con l’avvento delle scarpette e della magnesite, la ripetizione in libera degli itinerari aperti in artificiale e la comparsa dello spit con l’apertura delle ultime linee possibili, trainanti in questo periodo furono: Fassi, Madonna, Amigoni e molti altri.

 

  

 

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