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CENNI SULLA GEOLOGIA

di Anna Paganoni


 

Il tratto della Valle Seriana si colloca geograficamente nelle Alpi Orobie, una parte isolata della catena alpina compresa tra la valle del fiume Adda a ovest e a nord, e quella dell’Oglio ad est. A Nord, nei pressi del crinale orobico e nella parte più settentrionale della Valle Seriana, affiora il basamento subalpino, testimonianza di un antico continente. Le rocce che affiorano nella Valle Seriana inferiore, sono gli strati che ricoprono il basamento; infatti per circa 200 milioni di anni si è succeduta la deposizione di sedimenti in ambienti continentali (lacustri e fluviali) e successivamente marini che hanno formato un pacco di rocce di circa 2 Km di spessore. Si tratta quasi esclusivamente di rocce sedimentarie, in banchi massicci o stratificati, ripiegate e sollevate dai movimenti della crosta terrestre che hanno prodotto l’intero arco alpino. Partendo dalla zona del Ponte del Costone emergono con forte risalto morfologico il Pizzo Formico ad est ed il Monte Alben ad ovest. I pinnacoli, le ripide pareti e le vallecole incassate evidenziano la roccia chiara calcareo-dolomitica del Triassico superiore (220 Ma) detta “Dolomia Principale”. Alcuni bacini lacustri si aprivano nella piattaforma marina della Dolomia Principale, l’ambiente di accumulo dei detriti sedimentari era quindi particolarmente favorevole alla conservazione delle tracce di vita. Fossili di rettili volanti, rettili terrestri e marini, pesci, crostacei, molluschi ed echinodermi hanno lasciato evidenti testimonianze di un differenziato ecosistema. Si trattava di un mare poco profondo con acque calde tipiche della fascia tropicale. Proprio nei pressi di Cene si trova il principale affioramento fossilifero del Calcare di Zorzino. Il Monte Rena è un lembo isolato di unità giurassiche che riprendono in successione continua a sud dell’abitato di Albino. Le rocce giurassiche e cretaciche (da 180 a 70 milioni di anni fa) affiorano infatti solo sui rilievi montuosi più prossimi alla pianura e sono particolarmente diffuse sul versante meridionale del monte di Nese e sul Monte Misma. Infatti i calcari frequentemente contengono lenti di selce e livelli di rocce nodulari di colore rossastro, collegate a deposizione in mare profondo.  

Le notissime “pietre da coti”, estratte per molti secoli tra Nembro e Pradalunga, provengono proprio da rocce di questa età. Nei calcari giurassici della formazione di Concesio sono presenti alcuni livelli con abbondantissimi frammenti provenienti dalla disgregazione dello scheletro siliceo di alcune spugne. Questi microcomponenti forniscono alle rocce il potere abrasivo e rendono funzionali le pietre da coti per l’affilatura delle lame in agricoltura. Nel Cretacico la sedimentazione muta nuovamente; il sollevamento della catena alpina espone le rocce agli agenti erosivi. Si accumulano le potenti successioni flysch che costituiscono le arenarie, le marne ed i conglomerati delle colline prossime alla pianura fino alla interruzione della sedimentazione in ambiente marino. Il fenomeno morfologico prevalente diventa l’erosione che incide le valli principali. Circa 6 milioni di anni fa il mare giunge nuovamente a lambire la fascia montana; le argille grigie e le sabbie gialle del Pliocene rinvenibili nel sottosuolo di Ranica, Albino, Villa di Serio, Torre de' Roveri contengono infatti nuove evidenti tracce di vita marina. In prevalenza troviamo i gusci di animali unicellulari, di molluschi e di a echinodermi. I fondovalle ed i versanti. In particolare la Valgandino è incisa nei sedimenti di un antico lago creato per lo sbarramento naturale di una valle laterale. I potenti banchi di lignite che venivano sfruttati come combustibile fossile tra la fine del 1800 ed il 1940 oltre ai fossili di una roccia flora conservano i resti scheletrici di alcuni grandi vertebrati estinti, tra di essi è presente persino l’elefante meridionale uno dei più grandi elefanti mai esistiti sulla terra. La forte predominanza di rocce carbonatiche ha consentito un forte sviluppo del fenomeno carsico. Si tratta di un modellamento dei versanti prodotto dall’acqua piovana che, acidificata dall’anidride carbonica presente in atmosfera, favorisce lo “scioglimento” della roccia si formano doline, forre, grotte e le acque sotterranee si convogliano in sorgenti carsiche spesso captate dall’uomo. Sono più di 100 le grotte che si aprono nel tratto di valle considerato. Il loro numero e la loro forma hanno favorito lo sviluppo di forme di vita specializzata tra gli invertebrati, o hanno conservato allo stato fossile faune e flore pleistoceniche che documentano le variazioni climatiche del quaternario.

Altre grotte rivelano tracce di frequentazione umana preistorica o recente. Tra queste ultime è degno di particolare nota l’Abisso Carlo Bonomi, una grotta prevalentemente verticale che, in Comune di Pradalunga, raggiunge i 142 metri di profondità con una serie di brevi pozzi e ripidi “scivoli” che si susseguono in una stretta frattura.  

 


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