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di
Emanuela e Maurizio Panseri
La
Comunità Montana Valle Seriana occupa un territorio di 9.300
Ha, è compresa tra quota 267 di Villa di Serio e 2.019 del
Monte Alben. Tale ambito rientra geograficamente nelle Prealpi
Bergamasche, comprese dal punto di vista fitogeografico nel
settore Prealpino.
Possiamo notare una dominanza di abete rosso.
La nostra valle è delimitata da due dorsali montuose che hanno
un andamento da Sud-Ovest a Nord-Est, in destra idrografica il
crinale è caratterizzato da quote oscillanti tra 1.000 e 2.000
m.; in sinistra idrografica da quote comprese tra 1.000 m. e
1.600.
La formazione caratteristica è quella dei boschi di faggio; li
si può quindi ritrovare a quote relativamente basse sui
versanti esposti ai quadranti settentrionali e lungo gli
impluvi; alle quote più elevate e lungo i versanti meno
assolati, in condizioni climatiche più rigide, si mischiano
all’abete rosso.
Nelle stazioni più aride il faggio è ora presente con qualche
esemplare all’interno di boscaglie caratterizzate da nocciolo
e betulla.
Altre formazioni forestali mesofile sono gli aceri-frassineti.
Negli aceri-frassineti sono inclusi le formazioni a latifoglie
nobili dominate da acero di monte e frassino maggiore; queste
formazioni sono caratterizzate da un’elevata umidità
atmosferica ed edifica, tipica delle zone di impluvio oppure
delle coperture detritiche ricche di acqua.
Gli aceri-frassineti non sono esclusivi dell’orizzonte
montano, ma possono scendere a quote considerevolmente inferiori
proprio perché legati a situazioni ecologiche locali.
A quote inferiori siamo nell’orizzonte submontano dove la
vegetazione potenziale è rappresentata dai boschi di querce.
Sui pendii più caldi ed asciutti si insediano i boschi di
roverella; attualmente occupano le pendici più rupestri non
guadagnate dai coltivi.
I continui interventi di ceduazione hanno modificato la
composizione di queste cenosi, infatti il carpino nero e l’orniello
hanno preso il
sopravvento sulla roverella.
In condizioni più mesofite la roverella sostituisce
parzialmente o totalmente le rovere, in tal caso la composizione
del bosco tende ad ospitare specie
provenienti dai boschi mesofili, legati cioè a mode rate
condizioni di umidità, di temperatura e di luce.
Nell’orizzonte submontano gli unici boschi sufficientemente
estesi sono quelli a dominanza di carpino accompagnato da
ornello e roverella, mentre gli altri che si dovrebbero trovare
in condizioni migliori sono molto frammentati e intercalati
dalle colture, soprattutto dai prati stabili da fieno, che
occupano tutti i bassi versanti e i terrazzi fluvio-glaciali
della nostra valle.
Interessanti dal punto di vista naturalistico sono i boschi di
rovere alternati a boschi di acero di monte e frassino maggiore
sui medi versanti con esposizione Nord-Ovest, tra cui ricordiamo
il bosco del Fellongo situato ad est del Monte Misma.
Per tutte le situazioni sopramenzionate l’innescarsi di
fenomeni di degrado legati agli incendi oppure all’eccessivo
utilizzo, hanno portato alla formazione di boscaglie di
nocciolaio, pioppo tremulo e betulla, come è ben evidente sui
versanti dell’alta Val Verteva.
La vegetazione di questi orizzonti è stata soggetta a pesanti
rimaneggiamenti ad opera dell’uomo, fra le azioni di disturbo
antropico grande impatto ha avuto il disboscamento per ottenere
prati e pascoli per il sostentamento del bestiame.
Altre formazioni erbacee sono i bromati situati sui pendii
serici e rupestri.
Associazione vegetale particolare che si trova in entrambi gli
orizzonti è quella delle boscaglie igrofile presenti lungo le
vallecole e le ripe dei torrenti caratterizzate da ontano nero,
pioppo e salici.
Associate ad esse si possono trovare i
castagni, i robineti e le pinete.
Il castagno
non è una specie indigena dei nostri boschi, l’introduzione
della coltura del castagno risale al periodo romano, questa ha
una sua fondamentale importanza nell’economia rurale di tutte
le nostre valli sino al secondo dopoguerra, momento in cui le
mutate condizioni socio- economiche e i pesanti effetti di due
malattie epidemiche (mal dell’inchiostro e cancro corticale)
ne decretarono l’inevitabile tramonto.
I boschi caratterizzati dalla presenza del castagno si trovano
prevalentemente nell’orizzonte submontano e nelle stazioni più
calde di quello montano.
A questo proposito si deve ricordare la sagra dei “Biligocc”,
tipica della valle del Luio. Nemmeno la robinia è specie
indigena, arriva dall’America del nord nel 1.600, si è
diffusa nei nostri boschi naturalizzandosi, si è andata così
ad insediare nella fascia submontana nei coltivi abbandonati e
nei castagneti degradati, costituendo ampie superfici boscate di
una certa importanza.
La politica forestale caratteristica del periodo compreso tra
gli anni “20 e 70”, ha promosso su tutto il territorio
l’iniziativa dei rimboschimenti con conifere, nel nostro caso
per la maggior parte con pino nero, di tutte quelle superfici
non più utilizzate per il pascolo e lo sfalcio del fieno.
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