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Altopiano Selvino-Aviatico

Area Naturalistica "Prato Alto"

FIUME SERIO - Albino, Cene

FIUME SERIO - Ranica, Alzano Lombardo, Nembro

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Osservatorio Astronomico delle Prealpi Orobiche

Parco Paleontologico di Cene

Pista ciclopedonale

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Valle Vertova

Programma di Sviluppo Turistico Valle Seriana

Programma di Sviluppo Turistico delle Orobie Bergamasche


FIUME SERIO - ALBINO, CENE

Un territorio ed il suo patrimonio:

ricchezze naturali e tradizioni locali

 

 

         

 

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PAESI, FIUME E RILIEVI

Il Comune di Albino (342 m s.l.m.) sviluppandosi su entrambi i lati del fondovalle seriano ha antiche origini: ritrovamenti preistorici presso la frazione di Casale attestano che il territorio era già abitato nel Paleolitico mentre l'antico ponte che ancora oggi attraversa il Fiume Serio ed il ritrovamento di una necropoli testimoniano come Albino fosse un importante insediamento in epoca romana.

Cene (368 m s.l.m.) sorge su un terrazzo alluvionale allo sbocco della Valle Rossa e alle pendici del Monte Altino e il suo centro abitato si è formato dalla fusione di due antichi borghi medioevali separati dal Torrente Doppia chiamati Cene di Sotto e Cene di Sopra.

Il tratto della media Valle Seriana compreso tra l'abitato di Cene ed Albino costituisce solo una piccola porzione lunga circa 5 km rispetto all'intero corso del Fiume Serio che nella nostra provincia è lungo circa 124 km. Tra i paesi di Cene ed Albino il corso del fiume è caratterizzato da anse alle quali si raccordano, sulla sinistra idrografica, piccole valli laterali incise dalle acque di due affluenti: il Torrente Valle Rossa e il Torrente Lujo che nascendo a quote comprese tra i 900 e i 700 m confluiscono nel Serio rispettivamente dopo un percorso di circa 7 e 4 km.

A contornare questo lembo sinistro della Valle Seriana vi sono le vette del Monte Altino (1019 m s.l.m.) e del Monte Misma (1160 m s.l.m.). Il Misma, con la sua dolce forma, quasi a rappresentare la porta di accesso alla valle, offre agli escursionisti bei panorami sulla catena orobica antistante e sulla pianura che si trova alle sue spalle. Anche se meno imponente il Monte Bue (Monte Bò, 707 m s.l.m.), con la sua profonda cicatrice ben visibile anche lungo la strada provinciale, ci ricorda la frana che nel 1965 ha provocato il distacco dalla parete di circa 25.000 mc di materiale roccioso. Oggi, a conclusione di un importante progetto di riqualificazione e di valorizzazione dell’area, lungo le pendici nord occidentali del Monte Bue si trova il Parco Paleontologico di Cene che accoglie ogni anno migliaia di visitatori conducendoli alla scoperta di antichissimi tesori: strati di roccia calcareo-argillosi, un tempo sfruttati dall’uomo nella Cava “Ratta”, hanno conservato e custodito per milioni di anni eccezionali reperti fossili alcuni dei quali unici al mondo per specie e stato di conservazione.

 

IL PARCO PALEONTOLOGICO DI CENE

e il Sistema Museale "TRIASSICO.IT"

Un paesaggio dal clima tropicale popolato da una ricchissima fauna, con ampi tratti di mare caldo e bassi fondali sabbiosi da cui emergono lagune prossime alle terre emerse: questo era il Parco Paleontologico di Cene circa 220 milioni di anni fa.

Ma come è possibile ricostruire con tanta precisione un paesaggio così antico? I resti di quel mondo sono conservati all’interno dell’album fotografico della Terra che i geologi del Museo Civico di Scienze di Bergamo “sfogliano” studiando gli strati di roccia e i fossili in essi contenuti presso il sito paleontologico di Cene.

Un ambiente ricco e vitale popolato da creature d’acqua e di terra: molluschi, pesci tropicali, aragoste e rettili corazzati sono solo un esempio.

Il vero protagonista del Parco è lo pterosauro Eudimorphodon ranzii: il più antico rettile volante, nonostante le ridotte dimensioni, era a quei tempi un temibile predatore. Volando sopra le acque cristalline della laguna metteva a serio rischio la vita di molti pesci che, dopo una planata a pelo d’acqua, finivano tra le sue potenti fauci “armate” da ben 114 denti affilati.

Per descrivere questo mondo antico all’interno del Centro Visitatori del Parco è stato allestito un piccolo percorso espositivo in cui, grazie a campioni tattili e a ricostruzioni tridimensionali, il visitatore può avere un approccio più immediato con il materiale in esame. Pur non essendo prevista l’esposizione dei reperti fossili trovati nel Parco, la fauna di Cene è stata descritta ed illustrata attraverso pannelli tematici distinti per ambiente di vita: ambiente aereo, marino e di terraferma.

Il Parco Paleontologico di Cene è un’importante località di interesse scientifico e naturalistico la cui attività è strettamente correlata con l’opera di ricerca del Museo Civico di Scienze Naturali “E. Caffi ” di Bergamo ed oggi costituisce un nuovo centro di promozione didattico-culturale e turistica della Valle.

Insieme Parco e Museo identificano e si identificano nel Sistema Museale “Triassico.it” attraverso la promozione di attività educative, turistiche e culturali.

Il logo del Parco stesso è la rielaborazione grafica dell’immagine del più antico rettile volante mai esistito al mondo di cui il sito paleontologico di Cene ha restituito nel 1973 il primo esemplare fossile, Eudimorphodon ranzii. L’immagine rielaborata è inserita tra le iniziali P (Parco-Paleontologico) e C (Cene) ed è posta su di uno sfondo roccioso che ben riassume la natura del Parco.

Anche il Monumento Naturale della Val Brunone (Berbenno, Valle Imagna) ben presto entrerà a far parte del progetto del Sistema Museale “Triassico.it” al fine di diffondere sempre più nel territorio provinciale la valorizzazione di un così rilevante patrimonio scientifico in contesti di pregio naturalistico e storico.

 

ANIMALI E PIANTE

Sentiero Naturalistico del Parco Paleontologico di Cene

Conoscere e vivere il territorio significa anche intraprendere un percorso alla scoperta dell’ambiente per scoprirne i molteplici aspetti naturalistici.

All’interno del Parco Paleontologico di Cene è stato allestito un “Sentiero Naturalistico” dove vengono suggeriti temi legati all’ambiente circostante per conoscere meglio non solo la geografi a e la geologia, ma anche la zoologia e la botanica dell’area presa in esame. Le superfici del Parco Paleontologico di Cene ospitano formazioni vegetali che negli anni hanno colonizzato il corpo dell’antica frana: a partire dagli anni novanta sono iniziati i primi interventi di recupero tanto che oggi l’area è interamente riqualificata e le formazioni vegetali hanno raggiunto un buon grado di evoluzione.

A causa degli stravolgimenti legati alla frana stessa, la zona d’accumulo è caratterizzata da terreni molto disomogenei: si alternano infatti a suoli primitivi costituiti da detriti grossolani e veri e propri massi, tasche dove si sono depositati materiali a tessitura fine che hanno originato terreni piuttosto evoluti.

Le differenze legate all’evoluzione dei suoli si riflettono direttamente sulla vegetazione che attualmente colonizza l’area: complessivamente si è insediata una boscaglia termofila che cresce in condizioni di suoli più sottili e poveri, dominata da orniello (Fraxinus ornus), castagno (Castanea sativa), nocciolo (Corylus avellana) e acero campestre (Acer campestre); ma localmente sono evidenti specie mesofile, che prediligono zone più fresche e suoli più profondi, quali frassino maggiore (Fraxinus excelsior), acero di monte (Acer pseudoplatanus), ciliegio (Prunus avium). Anche nello strato erbaceo si alternano specie che prediligono le zone più fresche e ombrose del sottobosco, come la pervinca (Vinca minor) e il ciclamino (Cyclamen purpurascens), a specie che colonizzano situazioni più assolate e calde, come la cornetta dondolina (Coronilla emerus).

E’ infine difficile sintetizzare gli aspetti zoologici di un’area seppur circoscritta come quella del Parco Paleontologico di Cene. Le principali specie animali che popolano il versante boschivo del Monte Bue sono rappresentate da invertebrati (anellidi, molluschi, crostacei, miriapodi, aracnidi e insetti), da piccoli mammiferi, anfibi, rettili ed infine dalle principali specie di uccelli. L’intervento di recupero ambientale che qui è stato realizzato in passato oggi è testimoniato dal lento ma continuo aumento di queste specie animali all’interno del Parco.

Prato Alto

Sulla destra idrografica del Fiume Serio, in Comune di Albino, si estende per circa 40.000 mq l’area naturalistica “Prato Alto”. Quest’area, attrezzata per una piacevole permanenza anche dei portatori di handicap, rappresenta un esempio di “natura accessibile” a tutti e un ulteriore occasione di apprendimento. “Prato Alto”, con la sua originale copertura forestale, fornisce preziose indicazioni sulla vegetazione che un tempo caratterizzava il paesaggio fluviale lungo il tratto medio della Valle Seriana: la presenza del tiglio e la sovrapposizione di elementi fioristici alpini e submediterranei costituiscono esempi del notevole pregio naturalistico dell’area per il cui habitat oggi si rende necessaria la tutela.

Valle del Lujo

Un altro lembo di terra che presenta un ambiente di pregio è rappresentato dalla Valle del Lujo.

Questa piccola valle verde, caratterizzata da ampi prati e da boschi, culminando al passo del Colle Gallo (763 m s.l.m.) congiunge la Valle Seriana alla Valle Cavallina.

Risalendo tutta la Valle del Lujo, attraverso sentieri e mulattiere che collegano alcuni piccoli borghi e frazioni di Albino (Fiobbo, Vallalta, Abbazia, Dossello e Casale), si ha modo di percorrere un tragitto che permette visioni panoramiche sull’intera valle e un contatto diretto con l’ambiente naturale circostante: prati fioriti, boschi misti con prevalenza di carpini, frassini, noccioli e castagni, animali domestici e selvatici, piccoli filari di vite, numerose sorgenti, ponti e cascatelle si alternano lungo il corso di questa valle silenziosa. Importante ricordare che nel passato la coltivazione del castagno ha reso famosa la Valle del Lujo in tutta la Bergamasca per la produzione dei tradizionali “biligocc” (castagne affumicate) e che i monaci cistercensi fin dal XII secolo qui introdussero la coltura, ormai abbandonata, degli alberi da frutto e più tardi del gelso. Gli attrezzi usati dai falegnami, dai fabbri, dai boscaioli, dai contadini, dagli allevatori, dai minatori e dai “picaprede” oggi sono raccolti ed esposti nel Museo Etnografico della Valle del Lujo a testimonianza della vita e dell’economia del passato.

Sempre con questo intento di conservare, ricostruire e tramandare le principali attività della valle, i mezzi e i modi di sussistenza, di lavoro e di relazioni sociali, anche se di più lontana costituzione, è il Museo Etnografico di Comenduno di Albino fondato nel 1992 su iniziativa di un gruppo volontari poi riuniti nell’Associazione “Amici del Museo” è ospitato nell’edificio con torre che costituisce una dipendenza della Villa Briolini a Comenduno.

 

ROCCE E FOSSILI

Questo tratto della Media Valle Seriana, compreso tra Albino e Cene, è costituito da rocce che si sono formate in un arco di tempo compreso circa tra i 230 e i 190 milioni di anni fa, alla fine del Triassico e all’inizio del Giurassico. Queste rocce sedimentarie, prevalentemente di natura carbonatica, sono tipiche di ambiente marino: in quel periodo infatti il nostro territorio era sommerso e continue variazioni del livello del mare determinavano la formazione di bacini più o meno profondi.

Durante il Triassico qui si instaura un ambiente di piattaforma carbonatica che nel Norico (circa 220 milioni di anni fa) favorirà la formazione, all’interno di bacini chiusi e con scarsa circolazione, delle Dolomie Zonate e del Calcare di Zorzino. Proprio tra gli strati rocciosi di quest’ultima formazione sono contenuti i fossili che hanno reso famosa Cene. Il Museo Civico di Scienze Naturali “E. Caffi ” di Bergamo da più di trent’anni conduce campagne di scavo per la raccolta e lo studio di questi importanti reperti paleontologici. Il ritrovamento di molte varietà di pesci (Saurichtys, Gibbodon cenensis, Pholidorinchodon malzannii, Thoracopterus, …), crostacei, molluschi, resti vegetali, piccoli rettili terrestri e soprattutto del più antico rettile volante mai esistito (lo pterosauro Eudimorphodon ranzii) ha reso famoso il paese di Cene tanto da essere citato nelle più importanti bibliografi e scientifico-paleontologiche di tutto il mondo. Oggi questo importante sito, esempio prestigioso di patrimonio culturale, è reso pubblico grazie all’apertura del Parco Paleontologico di Cene e del suo centro visitatori. Il Parco di Cene ed il Museo di Bergamo vanno intesi come l’uno il prolungamento dell’altro: il Parco infatti è il contesto che permette, attraverso l’osservazione diretta degli affioramenti rocciosi, di scoprire come e dove si sono formati i fossili mentre il Museo, con le sue sale espositive, è il luogo dove poterli vedere.

Col passare di milioni di anni, nel Retico (circa 210 milioni di anni fa), la sedimentazione che caratterizza questi bacini marini diventa di tipo terrigeno-argillosa e marnosa. Le rocce che si sono formate da questi sedimenti (Argilliti di Riva di Solto e Calcare di Zu) affiorano lungo la Valle del Lujo: lungo questa valle laterale (tra Fiobbio e Abbazia) e nelle vicinanze della strada che collega Casale al Colle Gallo sono stati trovati fossili di molluschi come bivalvi e gasteropodi (Mytilus, Nucula, Myophoria, Cardium, Cardita e Cerithium). Sempre alla fine del Triassico (Retico) si sviluppa nuovamente un ambiente di piattaforma carbonatica che costituisce la formazione rocciosa della Dolomia a Conchodon.

Nel Giurassico il bacino marino si approfondisce e il mare diventa più profondo: le rocce che si formano (Calcare di Moltrasio e Calcare di Domaro) sono prevalentemente calcari e calcari marnosi con noduli di selce, ricchi in fossili di ammoniti ed affiorano lungo le pendici nord occidentali che dal Monte Misma scendono verso l’ampia Valle del Lujo.

Lungo questo breve tratto di Media Valle Seriana l’unica roccia completamente diversa, per tipologia e per aspetto, che possiamo incontrare è quella che affiora in piccoli lembi della stretta Val Rossa, lungo le pendici del Monte Altino, attorno all’abitato di Fiobbio o nelle vicinanze del Colle Gallo in direzione del Monte Altinello: è la porfirite, una roccia magmatica dal tipico colore chiaro di fondo in cui si notano isolati cristalli di minerali scuri. Questi filoni magmatici si sono iniettati all’interno delle rocce sedimentarie triassiche e giurassiche in tempi relativamente recenti e più precisamente durante le ultime fasi di sollevamento della nostra catena montuosa (Cenozoico, circa 60 milioni di anni fa).

 

CARSISMO, GROTTE E SORGENTI

Il territorio quasi prevalentemente caratterizzato da rocce di natura carbonatica ha potuto favorire la formazione di un particolare fenomeno geologico chiamato carsismo in cui l’acqua, esercitando un’azione di dissoluzione, scolpisce e incide la roccia. Alcuni esempi delle tipiche forme di corrosione superficiale sono riconoscibili e ben visibili lungo il Sentiero Naturalistico del Parco Paleontologico di Cene: le rocce calcaree del Monte Bue presentano infatti karren (solchi di ruscellamento spesso paralleli tra loro impostati lungo linee di frattura della roccia), fori, piccoli crepacci o vaschette di corrosione.

L’avanzato stato di dissoluzione che interessa le fratture delle rocce carbonatiche spesso fa intuire un ulteriore sviluppo del processo carsico anche in profondità.

Sul territorio preso in esame sono molte le grotte che si sono formate in seguito alla prolungata azione di dissoluzione delle acque. Ricordiamo le doline e le depressioni carsiche sui versanti del Monte Altino, la grotta “Buco della Volpe” sul Monte Bue (meta di appassionati speleologi) e la grotta “Coren Bùs” nella Valle del Lujo (sopra Casale) all’interno della quale sono stati ritrovati resti di fauna del Pleistocene (Ursus spelaeus, circa 30.000 anni fa) in associazione a schegge di selce.

L’acqua che circola nel sottosuolo attraverso delle vere e proprie condotte carsiche alimenta le falde freatiche che a loro volta alimentano numerose sorgenti presenti lungo la Valle del Lujo tra Vall’Alta e Fiobbio.

 

TRADIZIONE MINERARIA

(Marmi, Minerali e Pietre Coti)

Anche se la vera “rivoluzione” economica di questo tratto di Valle Seriana è stata caratterizzata intorno al 1800 dalla nascita dell’industria del cotone (Cotonificio Honneger ad Albino e Cotonificio Wildy di Cene) è doveroso ricordare la passata economia basata sull’estrazione delle pietre impiegate nell’architettura.

Nella Valle del Lujo, poco a monte dell’abitato di Abbazia, a partire dalla fine del XIX secolo si iniziò a cavare la pietra “Abbazia”. Grosse lastre calcaree di color cenerino - grigio tortora con fratture bianche, venivano tagliate dalla montagna per essere usate come pietra da costruzione o da decorazione. Lo stesso impiego nel territorio locale è molto più antico, basti ricordare le lastre grigio-bruno con spiccate venature di calcite del “Marmo di S. Benedetto” utilizzate per la costruzione e il decoro dell’edificio del monastero cistercense di Abbazia (XII secolo).

Presso Cene (in località Val Rossa) e presso Vall’Alta, invece, si trovano delle cave ormai dismesse che nel passato venivano sfruttate per l’estrazione del “Nero di Bergamo” chiamato anche “Marmo nero” o “Nero Venato di Cene”.

La roccia, un calcare cristallino metamorfosato per contatto col tipico colore nero intenso e con vene di calcite bianca, veniva tagliata in lastre che dopo essere state lucidate decoravano gli edifici più prestigiosi. Sempre presso Cene, sul Monte Bue, a partire dai primi del 1900 e per quasi una cinquantina d’anni, l’attività della cava “Ratta” fu interamente concentrata nell’estrazione del Calcare di Zorzino per ricavarne pietrisco adatto per massicciate stradali, inerte per calcestruzzi e più limitatamente pietrame per murature.

La conduzione era a carattere familiare e l’attività della cava cessò nel 1965 a causa di una grossa frana che si staccò dalle pendici del Monte Bue.

Ricordiamo infine un’importante attività di estrazione che nei secoli scorsi caratterizzò l’economia locale grazie al commercio e all’esportazione della prestigiosa “pietra da cote”.

Le coti, pietre lavorate dall’aspetto fusiforme con due facce piatte adatte per l’affilatura delle falci e dei falcetti, si confezionavano partendo dall’estrazione di calcari fini azzurrini appartenenti a formazioni rocciose di mare profondo (calcari marnosi di età Giurassica) e proprio per questo motivo ricchissime in resti fossiliferi silicei come le spicule delle spugne. L’alta percentuale di silice presente nella composizione di queste rocce le rendeva particolarmente abrasive e quindi adatte al lavoro di affilatura degli strumenti da taglio. A partire dalla metà dell’Ottocento, presso i piccoli centri di Vall’Alta, Fiobbio e Abbazia (Val Valotella) si aprirono cave che si sviluppavano nelle viscere della montagna all’inseguimento delle vene, spesso diramandosi in una rete di cunicoli e gallerie al cui sbocco corrispondevano le caratteristiche roère (ghiaioni costituiti dall’accumulo di materiale da scarto). Lungo le pendici del Monte Misma furono aperte molte cave per questo tipo di estrazione così come per la produzione di calce e cemento lasciando oggi sulla montagna i profondi segni di tale sfruttamento.

Presso alcune cave abbandonate della Valle Rossa (località Valsorda) sono state trovate vene mineralizzate ad artinite, cabasite, fassaite, brucite ed idromagnesite mentre, nei pressi del Monte Bue, affiorano filoni magmatici metamorfosati che forniscono piccoli cristalli di granato, diopside, titanite, e vesuviana. Durante la Seconda Guerra Mondiale in località Abbazia (“Bùsa del fèr”) si praticò per breve tempo una coltivazione in sotterraneo per l’estrazione di ferro da siderite e limonite.

Infi ne, per gli appassionati, si segnala che presso Cene si possono trovare all’interno di strati calcareo argillosi piccoli cristalli geminati di quarzo ialino e quarzo affumicato.

 

PISTA CICLABILE ALBINO CENE

Albino e Cene con gli abitati attestati prevalentemente nel fondovalle, presentano in sponda idrografica sinistra del Fiume Serio un territorio montano vario, ricco di verde e di testimonianze che la natura e l'uomo hanno lasciato nel tempo. Un territorio fatto di rilievi collinari e montuosi, solcato dai Torrenti Lujo e Valle Rossa che, affluendo nel Fiume Serio, disegnano strette vallate. Lungo i versanti di queste vallate si snodano numerosi sentieri e mulattiere in grado di permettere all'escursionista di conoscere oltre 200 milioni di anni di storia geologica, e la più recente storia dell'uomo che ha lasciato significativi patrimoni artistici, storici ed etnografici.

L'area di fondovalle, dove lento scorre il Fiume Serio, presenta un aspetto decisamente più antropizzato ed infrastrutturato, in cui però, grazie ad interventi di riqualificazione delle superfici più prossime al Fiume Serio, è oggi possibile usufruire di un sistema di aree verdi connesse da un tracciato ciclabile in via di completamento.

La ciclovia della Valle Seriana con il suo sistema di aree verdi si attesta prevalentemente lungo l'asta fluviale del Fiume Serio. Il percorso, con uno sviluppo complessivo di circa 35 km, collega 12 comuni del fondovalle, da Ranica al "Ponte del Costone" per giungere fino a Clusone, recuperando circa 100 ettari di aree verdi. La scelta di creare un percorso privilegiato, come è quello ciclopedonale, non ha solo consentito la promozione di un itinerario per il tempo libero, favorendo la bicicletta come mezzo alternativo di trasporto, ma ha permesso di recuperare, riqualificare e valorizzare aree marginali altrimenti degradate ed abbandonate seppur di pregio ambientale.

Non tralasciando tra queste l'area naturalistica di "Prato Alto" di Comenduno e l'area verde "La Buschina" di Fiorano al Serio, il Parco Paleontologico di Cene ne costituisce una realtà rappresentativa: la superficie del Parco ricade all'interno dell'area di rilevanza ambientale "Fiume Serio - Parco Fluviale Urbano" ed in quanto tale il Parco è collegato al sistema di percorsi ciclopedonali in fase di completamento nella Valle.

La formazione della pista ciclopedonale ha quindi prodotto, oltre al recupero ed alla riqualificazione di aree marginali altrimenti soggette a degrado ed abbandono:

la realizzazione, la promozione e la fruizione di strutture turistiche e didattico-ricreative lungo le sponde del Fiume Serio;

la riappropriazione del territorio come patrimonio ambientale, storico, culturale che altrimenti rischiava di essere dimenticato.

Il completamento delle opere per la realizzazione della ciclovia della Valle Seriana consentirà di poter ottenere a pieno titolo il riconoscimento di tali ambiti come "Parco Locale di Interesse Sovracomunale".

 

 


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